lunedì 19 febbraio 2018

SE TUTTI CONDIVIDIAMO QUESTO VIDEO ALL'ISTANTE, IL PD DOVRA' ANDARSI A NASCONDERE






Destra e Sinistra si sono sempre dati da fare per contrastare le indagini e i processi sulla corruzione.
Le parole di Piercamillo Davigo poco fa al convegno M5S "Questioni e visioni di giustizia"

Ha poi anche aggiunto : 

“Ho dato dimostrazione nella vita che non sono interessato alla politica. Mi occupo di politici quando rubano. Ritengo che i magistrati non siano capaci di farla. Ministro della GiustiziaNon lo farò“. Così, a margine di un convegno organizzato dal M5s alla Camera, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo ha escluso una sua candidatura, dopo i retroscena che lo indicavano tra i possibili candidati alle primarie online del M5s o ipotizzavano un suo ruolo come possibile Guardasigilli nell’eventuale squadra di governo pentastellata. “Ministro della Giustizia? A parte che non lo farò, non capisco perché tutti lo vogliono fare visto che non dovrebbe contare niente perché è ministro senza portafoglio e che non dovrebbe spostare o nominare nessuno”, ha affermato il magistrato. La platea era però in disaccordo con Davigo quando, alla domanda della giornalista Liana Milella se intendesse impegnarsi in prima persona in politica, Davigo ha escluso questa possibilità. Con tanto di standing ovation durante il suo intervento.

“INVESTITE IN ITALIA, STIPENDI BASSI E LICENZIAMENTI FACILI”: A RENZI SCAPPA LA VERITA’ SU COME HANNO SVENDUTO UN SECOLO DI LOTTE, CONQUISTE E PROGRESSO

“Eccola la grande idea di Renzi e del governo per superare la crisi economica: svendere l’Italia e i lavoratori italiani”.
A denunciare l’ultimo strafalcione di Matteo Renzi e compagni è Nicola Fratoianni dell’esecutivo nazionale di Sinistra Italiana. È stato lui ad accorgersi che una brochure del ministero dello Sviluppo economico, distribuita nei giorni scorsi a Milano, durante la presentazione del piano nazionale Industria 4.0, invitava gli stranieri a “investire in Italia”dove “gli stipendi sono più bassi della media europea”.
Nei giorni scorsi, durante l’evento di presentazione di Industria 4.0, i giornalisti si sono ritrovati nella cartella stampa una brochure prodotta dal ministero per lo Sviluppo economico e rivolta alle multinazionali e alle imprese straniere. Dice a chiare lettere: “Investite in Italia perché i lavoratori costano meno che negli altri Paesi europei”. Non solo. Sul depliant era addirittura possibile leggere l’esempio, evidentemente positivo per il Mse, degli ingegneri italiani che guadagnano 38mila euro all’anno, mentre i loro colleghi europei guadagnano 48mila. In un altro capitoletto della pubblicazione c’è, poi, scritto chiaramente anche che dopo il Jobs Act si può licenziare facilmente.
Dopo gli strafalcioni del ministero della Saluta con il Fertility Day, un altrio dicastero del governo si trova nel vortice delle polemiche“Vergognosi e sciacalli – tuona Frantoianni – mettono in vendita l’Italia sulla pelle dei lavoratori. Poi si aprono i dibattiti pubblici dove ci si chiede stupiti come mai in Italia ci sono gli stipendi fra i più bassi di Europa. Stiano tranquilli dalle parti del governo – conclude Fratoianni – anche di questo ne dovranno rendere conto nei prossimi giorni in Parlamento: il tempo delle bufale e degli inganni è terminato…”.

CLAMOROSO! Vogliono mettere il bavaglio a M.Travaglio. Ecco il suo editoriale con cui ammazza l'Agcom

- Talk show col morto -
editoriale di Marco Travaglio
da Il Fatto Quotidiano del 13 gennaio:

"Scusate, ma oggi vado di fretta. Devo fare rapporto all’Agcom, che vuole conoscere in anticipo quali “tesi” esporrò in tv nei 45 giorni di campagna elettorale per potermi contrapporre “rappresentanti di altre sensibilità culturali”, e non so cosa scrivere. Intanto perché non mi ero mai posto il problema della mia sensibilità culturale, anzi non sapevo proprio di averne una. E poi, come ad Altan, “mi vengono in mente opinioni che non condivido”, ergo mi è già difficile sapere oggi come la penserò domani, figurarsi dopo. Mai invidiato tanto chi cambia continuamente idea senz’averne mai avuta una: potrà cavarsela con un foglio bianco. E pure chi ha un sacco di idee, ma non sono le sue: potrà dire all’Agcom di rivolgersi al titolare delle medesime.
Il problema si era già posto quando Santoro mi diede una rubrica ad Annozero e quel gran genio di Masi invocò il “contraddittorio”: cioè la rubrica di un altro che dicesse il contrario. Poi non lo trovò, perché non riusciva a capire se il mio contraddittore dovesse essere di destra o di sinistra, visto che le criticavo entrambe e nessuna delle due si sentiva rappresentata da me. Un’altra volta dovevo presentare Mani Pulite a Cortina col pm anticorruzione Davigo e il procuratore antimafia Caselli e gli organizzatori volevano impormi, per la par condicio, due pregiudicati per corruzione (avrebbero senz’altro aggiunto quello di Riina, se non fosse stato impossibilitato a intervenire). Due anni fa ci riprovarono i renziani, perché ogni settimana ero ospite della Gruber e ogni tanto pure di Floris: trovavano stupefacente che in un panorama televisivo tutto schierato per il Sì al referendum costituzionale, parlasse anche uno del No, guastando la simmetria e l’armonia del paesaggio. Ora ecco l’ideona dell’Agcom: l’etichettatura di “giornalisti e opinionisti” per “sensibilità culturale”, tipo i vini per annata e gradazione alcolica. Mettetevi nei miei panni: non essendo mai stato iscritto manco a una bocciofila, mi è capitato di simpatizzare e/o antipatizzare un po’ per tutti, a seconda di quello che facevano o dicevano. E credevo così di essere imparziale: non rispetto alle mie idee, ma a quelle degli altri, trattandoli tutti allo stesso modo in base alle mie. Quando Bossi difendeva Mani Pulite e diceva che B. era amico dei mafiosi applaudivo, quando si alleava con lui lo fischiavo. Quando Prodi faceva il governo con Ciampi e la Bindi mi piaceva, quando lo faceva con Mastella no. Quando Di Pietro faceva Mani Pulite o combatteva le lobby dai Lavori pubblici o candidava nell’Idv Franca Rame, lo elogiavo.
Quando imbarcava De Gregorio, Razzi e Scilipoti l’attaccavo. Quando Renzi dichiarava guerra alla casta e ai suoi privilegi o voleva Gratteri ministro, lo incoraggiavo, da quando fa il contrario lo spernacchio. Quando i 5Stelle conducono battaglie simili alle mie, li apprezzo, quando delirano sull’euro o su Putin li strapazzo. Quindi oggi non so cosa penserò domani: dipenderà da cosa accadrà, da chi farà che cosa. Però posso fare una confessione: da anni penso che i politici non debbano mentire, rubare, mafiare, favorire se stessi o altri. Tesi un po’ ardita ed eccentrica, lo so, ma non sarà difficile agli agcomici selezionare con appositi casting qualche mio contraddittore da talk che sostenga l’obbligatorietà o almeno la preferibilità delle menzogne, delle mazzette, delle mafie e degli abusi d’ufficio. Se invece lorsignori vogliono sapere con quale partito sono e sarò schierato, non posso accontentarli, perché non c’è (mi iscriverei volentieri a quello di Cavour ed Einaudi, ma temo che non siano candidati). E se la loro par condicio è piazzare uno a sostenere che De Benedetti seppe del Decreto Popolari da Renzi e un altro a replicare che fu l’Arcangelo Gabriele, uno ad accusare Di Maio di sbagliare i congiuntivi e un altro a prendersela con la grammatica italiana, uno a ricordare che B. e Dell’Utri sono pregiudicati e un altro a parlare di Spelacchio, mi arrendo. Non avere tessere né etichette è vietato dal regolamento? Pazienza, lascio volentieri le tv a chi non ha questo handicap.
Certo non invidio i conduttori. Se puta caso la destra candida Paola Ferrari, consorte di Marco De Benedetti, editore di due giornali di centrosinistra, i giornalisti di Repubblica ed Espresso sono in quota centrosinistra da parte di marito o in quota centrodestra da parte di moglie? E se si trova un fan de “La mossa del cavallo” di Ingroia e Giulietto Chiesa, a contraddirlo basta uno che detesta quella lista, o ci vuole almeno un antipatizzante per ogni sensibilità (forzista, leghista, meloniana, pidina, lorenziniana, grassiana, grillina ecc.)? E se un ospite dichiara una sensibilità favorevole a tutte le liste, da Forza Nuova al Partito Comunista dei Lavoratori, può parlar bene di tutti da solo o dovrà essere contraddetto da uno che ha sul cazzo tutti? E quelli che stanno con B. o col Pd perché sono loro impiegati (tipo Sallusti o Mario Lavia) possono vantare “sensibilità culturali” o solo “stipendiali”? E oltre alla parità di genere uomo-donna si è pensato ai trans? E, se si parla di migranti, che si fa per la par condicio fra cristiani, islamici, animisti e pagani? E se, quando finalmente si è costruito un panel rispettoso tutte le parità, uno dà forfait all’ultimo per un attacco di dissenteria, si lascia la sedia vuota o c’è una panchina lunga con tutte le riserve prêt-à-porter in caso di malattie, ferie, rotture delle acque o delle palle e altri imprevisti? Suggeriamo la presenza fissa di una salma, possibilmente fresca di giornata, dietro le quinte: se uno si alza per un bisogno impellente, entra il caro estinto che, non parlando, può sostituire chiunque con la medesima sensibilità. Un talk show col morto, come il tressette.
https://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima-pagina-del-giornale-di-oggi/

TERREMOTO NEL PD! Risultano versamenti di Buzzi da 5mila euro alla fondazione di Renzi e da 15 mila al PD

Mafia Capitale, da Buzzi 5mila euro alla fondazione di Renzi e 15mila al Pd


Il capo della cooperativa "29 giugno" intercettato conferma versamenti diretti alla Open di Marco Carrai oltre che per le cene. Il tesoriere: "Restituiti dopo l'arresto"

Per partecipare alla cena con Renzi “ho versato 15mila euro al Pd e 5mila alla Leopolda”. Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati nel Mondo di mezzo, fa il conto di quanto gli è costato sedersi a tavola a poca distanza dal premier. Lo dice lui stesso nel corso di una telefonata intercettata due giorni dopo l’evento.
Dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi delPartito democratico organizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale. Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5mila euro effettuato alle casse dellaFondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato allaPresidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).
Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzidicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino, ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato daMatteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io,Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzataromana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”. Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi. La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.
Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”. Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno. Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana.
Quando nel dicembre 2014 dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale emerse che Buzzi aveva versato 10 mila euro al Pd, il tesoriere del partito Francesco Bonifazi si era impegnato a rendere trasparenti i versamenti ricevuti alle due cene di raccolta fondi organizzate a Milano e Roma. Dopo una settimana di insistenze da parte della stampa e di richieste di informazioni, Bonifazi comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nellaCapitale il Pd aveva registrato 840 adesioni, 441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori: “Ferma restando l’intenzione del partito di dare massima trasparenza alla cena di finanziamento esistono ostacoli oggettivi legati alla normativa sulla privacy e sulla divulgazione dei dati”. Ora, a distanza di sei mesi e con altri 44 arresti che hanno coinvolto l’intero Pd capitolino e fatto emergere persino una richiesta di soldi diretta a Buzzi per pagare gli stipendi del partito da parte del tesoriere cittadino,Carlo Cotticelli, la necessità di trasparenza appare ancora maggiore.
La legge sulla privacy a tutela di quanti finanziano movimenti efondazioni politiche è spesso usata come paravento per coprire ibenefattori come ha detto lo stesso Renzi nelle settimane successive allo scandalo promettendo un intervento legislativo per attuare una reale trasparenza. Il premier, del resto, conosce bene la materia considerato che dal 2007 a oggi ha avuto due associazioni (Noi Link e Festina Lenta) e due fondazioni (Big Bang e Open) attraverso le quali ha raccolto circa quattro milioni di euro e dei quali solamente si conosce la provenienza di appena il 40%. Ma dei cinquemila euro versati da Buzzi alla Open “ce ne siamo accorti”, afferma Alberto Bianchi, tesoriere della fondazione contattato il 10 giugno dal Fatto. “Mi sono insospettito per quel nome ‘coop 29’ indicato nella voce mittente del bonifico, ma era incompleto”, spiega. “Dopo gli arresti di dicembre però non volevamo lasciare nulla al caso, ovviamente il clamore era enorme e così ho deciso di proporre al cda di restituire quel versamento: nel dubbio meglio agire radicalmente, così poi è stato deciso con unanimità nel corso di un apposito cda”. Noi, aggiunge Bianchi, “siamo da sempre più trasparenti possibile e spesso abbiamo per questo anche perso dei finanziatori”.
Anche Buzzi se ne fa vanto. Lo dice ai pm. “Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati inbilancio”.
d.vecchi@ilfattoquotidiano.it 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/11/mafia-capitale-da-buzzi-5mila-euro-alla-fondazione-renzi-e-15mila-al-pd/1769751/

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domenica 18 febbraio 2018

Di Battista lancia l'ultimo appello disperato agli italiani: "Dateci una mano, da soli non ce la facciamo"

L'immenso guerriero Alessandro Di Battista rivolge un appello agli attivisti del M5S ma anche a tutti gli italiani. Ecco il testo:

Io non so esattamente quante persone siano scese in piazza oggi tra Molise e Puglia. Parecchie, dico parecchie migliaia. Ce la faremo? Non lo so. Ma ci stiamo provando. Si sente un vento, questo tour sta crescendo. Fatene parte, ne varrà la pena.

In tanti mi ringraziano per quel che sto facendo. Ma sono io a ringraziare voi. Per la carica, per le piazze che esplodono di speranza. Io sto facendo quello che mi piace. Solo quello che mi piace, che mi fa stare bene. A Teramo e Sulmona le piazze sono state indescrivibili


Scandalo pensioni d'oro, indovinate chi c'è al primo posto con la mostruosa cifra di 31.411 EURO al mese?

Tito Boeri ha lanciato l’allarme: “I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati”. Si risparmierebbero circa 76 milioni l’anno se si portassero le pensioni dei parlamentari a valori normali, applicando il sistema contributivo si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all’ anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali.

L’elenco – Il quotidiano Il Tempo in edicola oggi, pubblica di queste pensioni d’oro, fa i nomi e i cognomi dei parlamentari super fortunati. Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese,Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese, Walter Veltroni ogni mese incassa 5.373, Massimo D’ Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale.  Percepisce il vitalizio anche l’ ex presidente della CameraGianfranco Fini (5.614 euro). Poi Prodi (2.864), Rodotà (4.684) e Franco Marini (5.800 Irene Pivetti dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni. A Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro. Rosa Russo Iervolino, parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro: accade a Claudia Lombardo, definita Miss Vitalizio d’ oro. Gianni De Michelis, percepisce 5.800 euro netti al mese

Photo by fabiolopiccolo:

SI E' FOTTUTO 819MILA EURO PER FARSI IL VILLONE: ECCO CHI E’ IL LADRO PD DEL GIORNO, ALLA FACCIA DELLA QUESTIONE MORALE

QUESTIONE AMORALE – CATTEDRE UNIVERSITARIE E MONTE DEI PASCHI DI SIENA, POLITICA IN BASILICATA, ‘FEUDI’ FAMILIARI IN SARDEGNA: C’È DI TUTTO NELLA CARRIERA DI ALDO BERLINGUER, NIPOTE DI ENRICO, FIGLIO DI LUIGI E ASSESSORE PD. ORA C’È ANCHE UNA CONDANNA DELLA CORTE DEI CONTI A RISARCIRE 819MILA EURO PER ESSERSI PAGATO UNA VILLA CON SOLDI PUBBLICI

Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste». Finanziamenti da Mps, case intestate, fondi pubblici sprecati. E la sua poltrona con Pittella, balla…

Sandro Iacometti per ”Libero Quotidiano”

 «Ideatore e filo conduttore di una vicenda illecita» sfociata «nella indebita erogazione di un finanziamento ministeriale». Solo un paio di giorni fa il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, rievocava la figura di Enrico Berlinguer per denunciare «l’ esistenza nel Paese di una irrisolta questione morale». Il riferimento era all’ inchiesta sulla presunta cricca di Raffaele Pizza. Il caso, però, ha voluto che negli stessi giorni dalla Corte dei Conti della Toscana emergesse l’ ennesima storia di malaffare dove i soggetti chiamati in causa, ironia della sorte, si chiamano Siena, Mps e persino Berlinguer. Non Enrico, ovviamente, ma il suo discendente Aldo (figlio del più noto Luigi, ex ministro della Pubblica istruzione).

 È lui, 47 anni, senese, professore ordinario di diritto comparato all’ Università di Cagliari dal 2005, ex consigliere dell’ Aeroporto di Siena, di Mps Gestione Crediti, di Banca Antonveneta e attuale assessore Pd alle opere pubbliche, ambiente e territorio della Basilicata, ad essere finito nel mirino del viceprocuratore regionale della Corte dei Conti, Stefano Castiglione, per un danno all’ erario quantificato in 819mila euro. Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste»

La vicenda riguarda un finanziamento ministeriale chiesto dalla Slc Service in base alla legge 488 del 1992, una norma finalizzata a sostenere lo sviluppo nelle aree depresse. L’ area in questione era l’ elegante Villa Atzeri, sita a Cagliari in via San Saturnino 7. Lì, dopo la ristrutturazione dell’ immobile e un ampliamento della società, si sarebbe dovuta trasferire la Slc, amministrata da Berlinguer e dal suo legale rappresentante Marco Grozzini, pure lui condannato dalla Corte a restituire i fondi.

Peccato che la società, scrivono i magistrati, non solo non si è mai trasferita, ma neanche è «mai entrata in attività, né tantomeno ha assunto 22 dipendenti». I soldi, però, sono stati erogati, in tre tranche tra il 2005 e il 2008, con la pratica di finanziamento istruita da Mps.

Neanche i 700 milioni di soldi privati previsti dall’ operazione sembra siano mai usciti dalle casse della Slc.

L’ unico esborso,stando a quanto si legge nella sentenza della Corte dei Conti, sarebbe stato quello di 75mila euro, «un corrispettivo sostanzialmente irrisorio» con cui Berlinguer è diventato proprietario «del piano nobile di 8,5 vani della palazzina». Un acquisto che ha permesso ai magistrati contabili di individuare nel docente senese «il principale beneficiario dell’ illecita operazione».

Non solo, secondo la Corte, all’ esito di «operazione articolate» Berlinguer aveva «acquisito la titolarità degli immobili siti al terzo, quarto e quinto piano di Villa Atzeri, la cui ristrutturazione era avvenuta con risorse altrui». Il professore e Grozzini dovranno adesso restituire al ministero dello Sviluppo economico gli 819mila euro. Ma non ci saranno altre implicazioni. La Corte ha infatti dichiarato la propria incompetenza giurisdizionale sugli altri soggetti coinvolti, principalmente costruttori e società edili. Mentre l’ inchiesta penale del Tribunale di Siena, seppure senza proscioglimento nel merito, è stata archiviata il 29 ottobre 2015 per l’ intervenuta prescrizione del reato di «truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche». Resta da vedere se ci saranno ripercussioni politiche.

L’ esplosione dell’ inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata ha più volte acceso i riflettori sul suo incarico così distante da Siena e dalle sue competenze. Qualche giorno fa Berlinguer (insieme ad altri due assessori “tecnici”) ha rimesso il suo mandato, ma il governatore Pittella lo ha pregato di restare al suo posto. Almeno finché non si troverà la quadra sul nuovo esecutivo. La grana con l’ erario potrebbe ora accelerare i tempi.