martedì 21 novembre 2017

Pubblico in delirio per V.Raggi. Ecco come ha zittito Floris alle fandonie su Di Battista e il M5S.





V.Raggi sul facebook:

Risparmi per 152mila euro e 188 veicoli avviati alla rottamazione. È il risultato di un’operazione di eliminazione degli sprechi che abbiamo avviato in Campidoglio da inizio anno.
Abbiamo autorizzato la dismissione di 44 veicoli di proprietà che si aggiungono agli altri 144 mezzi dismessi lo scorso febbraio. In tal modo Roma Capitale ha avuto un beneficio di oltre 150 mila euro: 91 mila euro di risparmi per spese di bollo, assicurazione e revisione; circa 61 mila euro di entrate dalla vendita del materiale ferroso ricavato dalla rottamazione degli stessi veicoli.
Non è una rivoluzione ma Roma rinasce anche grazie a questi piccoli gesti di sana e buona amministrazione.

ARRESTATI 2 GIUDICI! MIGLIAIA DI EURO DI TANGENTI: ECCO COME FUNZIONAVA LA GIUSTIZIA PER QUESTI “SIGNORI”

Tangenti a Milano, ​arrestati due giudici tributari
L’inchiesta della procura ha svelato un collaudato sistema di corruttele: soldi in cambio di sentenze “addolcite” dai giudici
Mazzette per “addolcire” le sentenze sui contenziosi fiscali. Nuovo terremoto a Milano nel mondo delle Commissioni tributarie.
L’inchiesta della procura, dopo l’arresto del professore Luigi Vassallo, giudice tributario in Appello, detenuto a Opera, porta in carcere Marina Seregni, commercialista 70enne di Monza. La misura cautelare emessa oggi coinvolge entrambi i giudici, e riguarda nuovi presunti episodi di corruzione.
Ma andiamo con ordine. Le manette sono scattate il 17 dicembre scorso per Vassallo, colto in flagranza mentre incassava 5 mila euro, prima tranche di una tangente da 30mila. Ora la stessa sorte è toccata alla Seregni, rinchiusa nel carcere di San Vittore, e accusata di aver diviso con Vassallo i proventi di una nuova bustarella da 65mila euro, versata dalla Swe-co Sistemi Srl, una società che aveva subito una contestazione fiscale dell’Agenzia delle entrate di 14 milioni di euro.
Le Commissioni tributarie sono poco note: nominate con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’Economia, sono presiedute da magistrati, e composte da avvocati, notai, commercialisti e ufficiali della Guardia di finanza.
Vassallo, 58 anni, è un avvocato cassazionista e, dal 1988 è giudice tributario. Docentedell’Università di Pavia, per quattro anni presidente dell’Associazione magistrati tributari della Lombardia, nel 2013 nominato nell’Osservatorio della mediazione tributaria su incarico del direttore dell’Agenzia delle entrate.
A dare il via alle indagini sull’insospettabile giudice è stata la denuncia della Dow Europe Gmbh, multinazionale con un fatturato da 58 miliardi di dollari l’anno. I rappresentanti della società, contattati da Vassallo per “accordarsi” sul contenzioso in corso, non si sono piegati alla logica corruttiva e hanno denunciato tutto. Così i magistrati hanno deciso di infiltrare degli uomini delle Fiamme gialle tra gli impiegati della società nel giorno della consegna del denaro che doveva avvenire nello studio della Crowe Horwath Saspi di Milano. Mentre Vassallo incassava la prima tranche della tangente sono scattate le manette.
Qualche giorno più tardi i pm hanno interrogato un altro giudice tributario, Marina Seregni. La sua voce era stata registrata dalla segreteria del 58enne: la telefonata tra i due giudici aveva fatto sorgere sospetti tra gli investigatori. Il collega le comunicava di avere urgenza di parlare con lei a proposito di due processi e anche di “una pratica” che gli interessava. La commercialista monzese però, davanti al pubblici ministeri milanesi Eugenio Fusco e Laura Pedio, coordinati dal procuratore aggiunto Giulia Perotti, aveva respinto ogni addebito e anzi si era dichiarata “vittima di una millanteria”.
Ma grazie al materiale sequestrato nello studio di Vassallo i finanziari del gruppo Tutela spesa pubblica sono arrivati a lei.
Secondo le accuse formulate dalla procura i due giudici tributari erano d’accordo e hanno agito in concorso tra loro, dividendosi i proventi. Entrambi sono accusati di corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Ma dalle carte emergerebbe un collaudato sistema di corruttele, al punto che non si possono escludere ulteriori colpi di scena.

Bufera in studio! Di Maio in diretta fa una rivelazione clamorosa sul governo e adesso può crollare tutto..

 
Fino a quando lo diceva il MoVimento 5 Stelle, tutti contro.
Oggi invece è lo stesso Governo che, ritenendo insostenibile che tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio approdino in Italia, sta valutando di negare l'approdo nei porti italiani alle navi che effettuano salvataggi dei migranti davanti alla Libia e che battono bandiera straniera.
Solo adesso, dunque, il Governo si sta rendendo conto della bontà delle richieste del MoVimento 5 Stelle. Dopo che negli ultimi 4 giorni ci sono stati oltre 10 mila sbarchi di migranti.
Ricordiamo inoltre che il MoVimento 5 Stelle ha anche presentato una proposta di legge che prevede la possibilità di mandare la polizia a bordo delle navi ONG e di compiere indagini anche in mare aperto attraverso perquisizioni, intercettazioni e acquisizioni di prove.
Le scuse non sono mai arrivate, ma almeno arrivano le decisioni, meglio tardi che mai.

IL M5S HA BECCATO BERLUSCONI UN'ALTRA VOLTA:LA VERGOGNOSA SCOPERTA SUL SUO PARTITO!

Riportiamo di seguito la denuncia del M5S:
“La scelta del governo per liberare le frequenze per il 5G è stata quella di obbligare gli italiani a cambiare decoder. Una scelta che penalizzerà i cittadini che saranno costretti ad acquistare nuovi televisori, ma che farà contento qualcun altro. Parliamo di Silvio Berlusconi. Infatti Mediaset, o meglio il suo operatore di rete EiTowers, prenderà una quota dei 277 milioni stanziati come misure compensative dal governo Gentiloni. L’ennesimo regalo del Pd agli amici di Forza Italia. Una cifra esatta non c’è, perché dipenderà al piano frequenze che ancora non è stato elaborato.
La decisione del governo nasce da un obbligo assolutamente sensato, quello di liberare la banda 700 Mhz per destinarla al 5G. Un punto fondamentale per lo sviluppo della nostra economia che fa parte anche del nostro programma di governo. Se dobbiamo liberare questa banda però è per una responsabilità politica, era stato il nostro governo a dare in concessione quello spazio fino al 2035 a Mediaset Premium.
La nostra proposta, inserita nel programma di governo del M5S, è quella di non passare alla cosiddetta DVB-T2, quindi non obbligare gli italiani a comprare un decoder o una nuova televisione e liberare le frequenze necessarie per il 5G grazie all’ottimizzazione dello spazio tra le frequenze con una riduzione quasi impercettibile della qualità delle immagini trasmesse.
I soldi risparmiati con questa soluzione, potranno essere investiti nello sviluppo della banda ultra larga che è la vera infrastruttura tecnologica di cui ha bisogno il paese
, in grado di veicolare anche i contenuti televisivi.”

Quando dovranno essere acquistati i nuovi televisori?

“lo «switch off», con la completa inutilizzabilità degli apparecchi televisivi senza standard Dvb-T2 avverrà nel 2022, dopo un «naturale ricambio» avviato «con 5 anni e mezzo di anticipo». A mettere i puntini sulle i sulla questione tempi è il Mise (Ministero per lo sviluppo economico) che con una nota mira a far chiarezza sullo spostamento delle frequenze per i broadcaster che, a valle, dovrà portare alla rottamazione del vecchio digitale terrestre. A definire le modalità del passaggio che porterà la nuova tv nelle case degli italiani è l’articolo 89 della legge di Bilancio: «Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G».”

CHI NON CONDIVIDE SI VERGOGNI: QUESTA STORIA DEVE FARE IL GIRO D'ITALIA.

La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali del 2018 ha lasciato tutti amareggiati, non di meno i politici del Pd, i quali hanno ben pensato di riconoscere il “Canto degli italiani” di Mameli come l’inno ufficiale della Repubblica.
È stato provvisorio per 71 anni, ma pur di rallentare e sotterrare il decreto che abolisce i vitalizi dei parlamentari all’ordine del giorno, si è trovato subito il tempo necessario all’approvazione dell’inno di Mameli.
Era lo scorso 25 Luglio, quando Renzi sbatteva in faccia ai 5 Stelle il voto alla Camera che aboliva i vitalizi dei parlamentari, ma da quel momento in realtà niente di fatto è stato portato a conclusione.
La norma è bloccata in Commissione Affari Costituzionali, in attesa di passare al vaglio 224 emendamenti presentati dagli accaniti oppositori, diversi di matrice Pd, 49 del solo Ugo Sposetti, ex tesoriere Ds. Inutile la presentazione da parte dei pentastellati di una richiesta di procedura d’urgenza per accelerare l’iter legislativo, la cui proposta è stata miseramente rifiutata.
Vito Crimi, senatore 5 Stelle e membro della Commissione Affari Costituzionali, rivela: “Per votare i 224 emendamenti presentati basterebbero due giornate di lavoro. Ricordo che la Boccadutri venne votata in Commissione in tre ore. Ma lì si trattava di salvare i soldi dei partiti, qui invece si tratta di togliere soldi ai politici”. Una prova che il bicameralismo perfetto funziona in maniera efficiente quando c’è la volontà dei politici: il decreto, portato al Senato
il 10 settembre, diventa legge il 14 ottobre, sbloccando i 45,5 milioni di fondi ai partiti. Un batter d’occhio, se paragonato al tempo richiesto per la norma sui vitalizi.
Che non sia più una priorità lo si deduce anche dai temi affrontati nell’ultima direzione di partito del Pd, in cui si parla di Ius soli e biotestamento, ma dei vitalizi manco l’ombra, sebbene fosse all’ordine del giorno.
E se i parlamentari in questione si difendono imbarazzati a queste accuse, il leader della Lega, Matteo Salvini, attacca nel web: “Per il Pd è più urgente approvare lo Ius Soli rispetto al taglio degli spropositati vitalizi parlamentari. Ma certa gente non conosce la vergogna?”.

La bomba di Travaglio contro il PD è virale sul web. Guardate cosa ha scritto l'autorevole giornalista..

Un pesce di nome Zanda
Marco Travaglio
 Il Fatto Quotidiano

Dobbiamo delle scuse ai lettori, ma ogni tanto arriviamo tardi. L’altro giorno ci è sfuggita un’intervista del capo dei senatori del Pd, Luigi Zanda, che spiega quale radioso futuro ha in mente per tutti noi (“Un fronte anti-Grillo: perché anche i Democratici devono sperare in Forza Italia”). L’intervista è stata rilasciata al Foglio e questo spiega e scusa il nostro ritardo: la stampa clandestina, com’è noto, è difficile da trovare. Ma, siccome i nostri politici dicono la verità solo quando pensano di non essere sentiti (pensiamo ai tanti fuorionda rivelatori), proprio per questo Zanda ha scelto il Foglio, essendo venuta prematuramente a mancare l’altro samizdat, l’Unità: nella certezza che nessun elettore del Pd, come nessuna persona normale, legge il Foglio.
 È una vecchia tecnica dei servizi segreti di una volta, che solevano nascondere i loro messaggi in codice negli annunci commerciali dei giornali. Cogliamo dunque fior da fiore, decrittando là dove necessario dal cifrario zandiano.

Forza Pd. “Forza Italia è nel mezzo di un cammino lungo e faticoso. Il cammino che va da quella forma di populismo tipica del ventennio berlusconiano verso una forma di centrodestra liberale di livello europeo. Quindi confrontabile con i grandi partiti di centro dell’Europa, a cominciare da quelli della Merkel e di Rajoy”. In attesa delle querele di Merkel e Rajoy (che notoriamente leggono avidamente il Foglio, specie quando c’è Zanda), resta da capire da quale novità il pensatore nazareno arguisca la svolta liberale, centrista ed europea di FI: forse dal rinvio a giudizio di B. per corruzione giudiziaria di testimoni nel Ruby-ter, o forse le foto di B. che allatta un agnellino (e viceversa).

Adotta un nonno. “Questo cammino non è ancora concluso. Dobbiamo sostenere FI a progredire sempre più verso un livello di democrazia liberale europea”. E qui sfugge il soggetto del verbo “dobbiamo sostenere”. Noi della famiglia Zanda? Noi del Pd (unico partito di governo al mondo chiamato a sostenere un partito di opposizione)? Noi della joint venture Pd-Foglio? Noi tutti cittadini italiani? Nell’attesa, Zanda potrebbe usare i rimborsi parlamentari per una campagna di pubblicità progresso, o per una gara di solidarietà tipo Telethon: “Aiuta anche tu un forzista a progredire”, “Adotta a distanza un caimano e un agnellino”, cose così.

L’Ammucchiata. Si parte da “una gigantesca questione di fondo che è quella della tenuta delle democrazie rappresentative in occidente” e dalle “reazioni che i partiti democratici devono avere al diffondersi delle forze antisistema”.

Ecco, bisogna reagire perché “la posta in gioco è il futuro della democrazia parlamentare rappresentativa”. E Zanda, modestamente, la nacque: “Come nel Dopoguerra, anche oggi dobbiamo sapere che i problemi sono così consistenti e i rischi così seri che maggiore coesione riusciamo a esprimere e più chance abbiamo… Tutte le forze democratiche devono trovare dei punti minimi – o massimi, dipende – di collaborazione”. Ecco, minimi o massimi: dipende. É il nuovo Arco costituzionale, come quello degli anni 70, con il M5S al posto del Msi. Resta da chiarire una cosuccia: quali forze siano democratiche e quali no, ma ci arriviamo.

Scheda grilla, scheda nulla.
“L’Italia ha sete di grandi riforme istituzionali”, come dimostra lo strepitoso successo del referendum del 4 dicembre. “Dobbiamo fare di tutto per realizzarle insieme. È stato un vero peccato non fare insieme la riforma costituzionale”: strano, ci era parso l’avessero fatta Renzi & B. insieme nel patto del Nazareno. “Naturalmente, per arrivare a collaborare sui grandi temi, dovremmo eliminare molta ambiguità”. Giusto: basta ambiguità. Per esempio, “il fatto che i sindaci grillini di Roma e Torino siano stati eletti al secondo turno anche coi voti del centrodestra non è cosa utile”. Giusto: imporre per legge agli elettori di centrodestra di votare i sindaci del Pd, se no la scheda è nulla.

Opporsi è inutile. “L’alleanza tra FI e Lega, che in Europa sono in coalizioni diverse, non è utile”. Invece, per dire, l’alleanza tra FI e Pd, che in Europa sono in coalizioni diverse, è utilissima. Decide Zanda. Anche “le quotidiane prese di posizione ultraradicali dell’on. Brunetta contro il governo non sono utili”. E questo è il minimo: i capogruppo di opposizione, in una democrazia seria, stanno zitti o, se proprio vogliono parlare, lo fanno a favore del governo.

Prima e dopo la cura.
 Dunque avremo un’alleanza Pd-FI nel 2018? “Porre la questione oggi, senza conoscere con quale legge elettorale voteremo e quali saranno i risultati, sia uno sbaglio”. Giusto: se dici agli elettori prima delle elezioni che il Pd si allea con FI, nessuno vota più né Pd né FI. Se invece glielo dici dopo, magari dopo una bella campagna elettorale l’un contro l’altro armati, quando lo scoprono è troppo tardi. Ha già funzionato nel 2013: vedi mai che ci caschino un’altra volta.

Ubi maior, Miniminor.
“Oggi è necessario che il Pd e FI si rispettino reciprocamente e lavorino per trovare i punti su cui maggioranza e opposizione possano convergere. Questo sarebbe, già a fine legislatura, un’operazione di interesse nazionale”. Tipo FI e Verdini che salvano Lotti dalla mozione di sfiducia e due giorni dopo il Pd che salva Minzolini dalla decadenza e dall’interdizione dai pubblici uffici. Si chiama “operazione di interesse nazionale”.

Buoni e cattivi.
 Tutto ciò premesso, è venuta finalmente l’ora di svelare chi sono i fortunati vincitori della patente di democrazia made in Zanda. Tutti tranne uno: “non solo il Pd e FI. La Lega Nord lo è; Alternativa popolare lo è, Campo progressista pure e anche altri. I partiti democratici sono partiti che credono nella democrazia rappresentativa”. Ecco, i democratici che devono difenderci dal populismo comprendono anche la Lega, che credevamo irrimediabilmente dannata; e pure FI, Verdini e Alfano, di cui sfuggono i congressi e le primarie, ma soprattutto i voti. Poi, nell’angolo dietro la lavagna, ecco soli soletti i cattivi: “I 5Stelle vogliono la democrazia diretta che, francamente, non ho ben capito cosa sia. È una formula che salta il Parlamento e in qualche modo lo nega”. E chi saranno mai quei 130 deputati e senatori seduti in Parlamento nei banchi dei 5Stelle? Ologrammi (alle ultime elezioni del 2013 furono soltanto il primo partito in Italia). Gente diversa. Forse marziani (rinunciano a 50 milioni di finanziamento pubblico dei partiti). Probabilmente malati (restituiscono la parte non documentata della diaria in un fondo per le piccole imprese). Certamente infettivi (pare che non rubino, col rischio di contagio). Insomma “c’è una differenza enorme tra democrazia parlamentare e dittatura dei clic; la formula 5 Stelle per me non è democrazia”. Parola di Zanda, mica di un pirla qualsiasi. E, come diceva Peppino, ho detto tutto.
 I primi saranno gli ultimi.
 Resta purtroppo un problema di fondo: i mostri del clic sono primi nei sondaggi e rischiano di prendere più voti degli altri, come e più che nel 2013. Urge dunque una legge elettorale che li faccia perdere anche se vincono: “Le leggi elettorali sono una questione su cui bisogna fare qualsiasi sforzo possibile per trovare convergenze. Non ripetiamo il 2005, quando il Porcellum fu approvato dal solo centrodestra, con un’operazione grave, eliminando un sistema elettorale molto avanzato: il Mattarellum”. Perbacco, guai a ripetere il 2005, se non fosse che il 2005 è già stato ripetuto nel 2015, quando l’Italicum fu approvato dal solo centrosinistra con un’operazione grave, per giunta sotto la regia di Zanda, e soprattutto per sostituire il Porcellum incostituzionale con un’altra legge elettorale incostituzionale. Purtroppo la Consulta se n’è accorta e l’ha fulminata: ne serve subito un’altra che faccia vincere – così, per cambiare un po’ – non i primi, ma i secondi o i terzi (dipende dall’ordine di arrivo). Da approvarsi il giorno prima delle elezioni, così la Corte non fa in tempo a sgamarla. Ci stanno lavorando, per il nostro bene, le vestali della democrazia rappresentativa.
 Dall’Arco costituzionale all’Arcore incostituzionale.
 Io di mio aggiungerei che l'Italia è una semimonarchia fondata sul malaffare e le mazzette

CONDIVIDETE TUTTI ALL'ISTANTE: SENZA DIRVI NULLA HANNO MESSO IN GINOCCHIO GLI ITALIANI!

I fake media ieri ci hanno raccontato quanto è “figo” il premier canadese Justin Trudeau e della sua avventura allo stadio con la maglia di Francesco Totti.
Tutto molto bello, però i criminali dell’informazioni hanno “dimenticato” di dirci cosa è venuto a fare Trudeau qui da noi: promuovere il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che dà il colpo di grazia alle aziende italiane.
Il TTIP non è passato perché i cittadini si sono opposti. E allora hanno trovato il modo di aggirare l’opinione pubblica con un nuovo accordo, il Ceta appunto, che viene presentato come un trattato che favorisce il commercio, ma che nei fatti ci toglie sovranità, favorisce le banche e massacra i consumatori e le imprese italiane, soprattutto nel settore alimentare.
Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ha denunciato che “l’accordo CETA è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali“.

Coldiretti: “Il Ceta uccide il grano duro italiano”

Il settore alimentare sarà quello più colpito dal Ceta, se l’accordo sarà ratificato dal parlamento italiano. Denuncia Coldiretti:
“Nei trattati va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia”.

Ceta, M5S: “Svenderà i servizi pubblici italiani”

Il M5S, da sempre critico verso questi accordi transnazionali, ha spiegato i rischi del Ceta tramite il proprio sito:
“Un trattato simile al Ttip (quello tra Usa e Ue), che in un certo senso lo sostituisce visto che molte multinazionali statunitensi hanno una sede anche in Canada, e che, solo per citare alcuni rischi, svenderà i servizi pubblici italiani, renderà irreversibili le privatizzazioni (dagli ospedali alla gestione dell’acqua), sdoganerà in Europa gli Ogm, di cui il Canada è il terzo produttore mondiale, e circa 130mila tonnellate di carne canadese trattata con ormoni.
E il Governo davanti al primo ministro canadese Trudeau, sponsor principale del Ceta, cosa fa? Lo accoglie a braccia aperte. Prima la Boldrini con i suoi panegirici, elogiandolo a tutto tondo in quanto ‘femminista’, promotore di una ‘visione multiculturale’ e della ‘lotta ai cambiamenti climatici’ in casa propria, ma del tutto favorevole alle porcate che è invece venuto a piazzare in Italia e nel resto d’Europa.
Pochi minuti dopo è la volta di Gentiloni, che, ospitando in confere
nza stampa Trudeau al proprio fianco, ha dichiarato pubblicamente che spera che il Parlamento italiano dia al più presto il via libera alla ratifica del Ceta, che l’ultimo Consiglio dei Ministri ha predisposto in tutta fretta con un disegno di legge. Un’indicazione di voto vergognosa”.