mercoledì 28 giugno 2017

"HA DENUNCIATO IL GOVERNO E IL SISTEMA BANCARIO". CACCIATO PARAGONE! LA7 CHIUDE IL PROGRAMMA"LA GABBIA".

A confermare la notizia al fattoquotidiano.it è lo stesso conduttore. Una vera doccia fredda per i giornalisti, gli autori e gli operatori che hanno appreso la notizia della cancellazione del programma solo nel pomeriggio durante una riunione

La7 chiude la Gabbia. Quella del 28 giugno sarà l’ultima puntata della trasmissione condotta da Gianluigi Paragone, che quindi non andrà in onda la prossima stagione. A confermare la notizia al fattoquotidiano.it è lo stesso giornalista. “Sì, è vero: stasera andrà in onda l’ultima puntata de La Gabbia“, si è limitato a dire il conduttore, che si trovava già in studio alle prese con gli ospiti e i preparativi dell’ultima messa in onda.

Una vera doccia fredda per i giornalisti, gli autori e gli operatori che lavorano a La Gabbia: hanno appreso la notizia della cancellazione del programma solo nel pomeriggio durante una riunione con lo stesso Paragone. Nato nel 2013, il programma andava originariamente in onda ogni domenica per poi essere spostato nella prima serata di mercoledì. In quattro anni Paragone ha condotto più di 160 puntate con uno share medio tra il 3,10 e il 3,80%.

La notizia della chiusura della trasmissione arriva a poche settimane dalla nomina di Andrea Salerno , ex autore di Gazebo, a direttore della televisione di Urbano Cairo.  Già nel maggio scorso, quando era stato annunciato l’arrivo dell’ex autore di Rai 3 al vertice de La7, Il Foglio aveva raccontato di come tra le mura televisive si parlasse di un Salerno lontanissimo dallo “stile La Gabbia“. Un retroscena giornalistico che viene confermato ora dalla chiusura del programma di Paragone.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/28/la7-chiude-la-gabbia-ultima-puntata-della-trasmissione-di-paragone/3694391/

Bufera in studio! Di Maio in diretta fa una rivelazione clamorosa sul governo e adesso può crollare tutto..


Fino a quando lo diceva il MoVimento 5 Stelle, tutti contro.
Oggi invece è lo stesso Governo che, ritenendo insostenibile che tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio approdino in Italia, sta valutando di negare l'approdo nei porti italiani alle navi che effettuano salvataggi dei migranti davanti alla Libia e che battono bandiera straniera.
Solo adesso, dunque, il Governo si sta rendendo conto della bontà delle richieste del MoVimento 5 Stelle. Dopo che negli ultimi 4 giorni ci sono stati oltre 10 mila sbarchi di migranti.
Ricordiamo inoltre che il MoVimento 5 Stelle ha anche presentato una proposta di legge che prevede la possibilità di mandare la polizia a bordo delle navi ONG e di compiere indagini anche in mare aperto attraverso perquisizioni, intercettazioni e acquisizioni di prove.
Le scuse non sono mai arrivate, ma almeno arrivano le decisioni, meglio tardi che mai.

ADDIO BOSCHI! FORSE NON LA VEDRETE PIU': POCO FA LA NOZITIA CHE FA TREMARE IL GOVERNO..

Parla? Non parla? Federico Ghizzoni, l'ex ad di Unicredit tirato in ballo da Ferruccio de Bortoli come l'uomo a cui Maria Elena Boschi avrebbe chiesto di salvare Banca Etruria, ora, qualcosa se la fa sfuggire. Dopo una settimana di silenzio assoluto, nella serata di sabato il banchiere decide di aprire la bocca. Poche parole. Asciutte. Pesantissime. Riportare dal Corriere della Sera: "È normale che i politici parlino con i banchieri e i banchieri con i politici, lo ha detto anche Maria Elena Boschi. Specialmente quando ci sono situazioni di crisi". Così come era una situazione di crisi quella di Banca Etruria. E quando però gli chiedono se è vero che la Boschi gli chiese di comprare Etruria, Ghizzoni taglia corto: "Su questo l'ho detto, no comment". Eppure. Eppure poco prima aveva aggiunto che "è normale che politici e banchieri parlino". Eppure poco prima aveva nominato la Boschi, quella stessa Boschi che ha sempre negato ogni manovra per la banca di famiglia. Certo, Ghizzoni non conferma né smentisce. Ma non ci vuole troppa malizia per far tendere le sue parole verso la conferma. Per la Boschi la situazione si complica...

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12384515/unicredit-etruria-ghizzoni-boschi-normale-politici-parlino-banchieri.html

LEVA SUBITO I SOLDI DA QUESTE 3 BANCHE: STANNO PER FALLIRE! DISASTRO PADOAN, ECCO COSA FANNO AI CONTI

Potrebbe essere solo questione di tempo perché tre grandi gruppi bancari italiani dichiarino fallimento. Il ministro dell’Economia, PierCarloPadoan, avrebbe intenzione di intervenire facendo quel che ha sempre fatto finora, come riporta il Fatto quotidiano, cioè nulla. A trovarsi sull’orlo del baratro ci sono Monte dei Paschi di SienaPopolare di Vicenza e Veneto Banca, che equivalgono al 10% dell’intero sistema bancario nazionale.


È giusto però che i meriti sui fallimenti imminenti siano distribuiti tra chi ha contribuito all’ultimo capolavoro nel mondo creditizio nostrano. Oltre al ministro Padoan, va dato atto ai burocrati della Bce e a quelli della Commissione Ue di essersi impegnati parecchio. Si sta per assistere a una sorta di esperimento sulla pelle viva dei correntisti e dei contribuenti italiani, perché le attese sono sull’applicazione della Direttiva Brrd, quella famigerata sul bail in. Prima però che siano messe le mani nelle tasche dei correntisti con più di 100 mila euro, la Bce ha ricordato più volte che il fallimento di un istituto di credito è evitabile ricorrendo alla “ricapitalizzazione precauzionale”. Che tradotto vuol dire: iniezione di soldi dello Stato, quindi di chi paga le tasse.
Il delirio di leggi e regolette europee però non finisce così facilmente. Secondo il comma 22 della direttiva, lo Stato può intervenire per salvare una banca solo se “rispetta i requisiti patrimoniali minimi”. Per una volta le banche, in questo caso Mps, si ritrova nello stesso incubo di tanti correntisti che hanno chiesto credito alla propria banca. Così Mps ha bisogno di soldi e li chiede allo Stato, ma la Bce può autorizzare lo Stato solo se Mps dimostra di non aver bisogno di quei soldi.

Grazie a questo meccanismo malato le tre banche sono a un passo dal disastro. I due istituti veneti non sono poi messi meglio, dopo anni di magagne sui conti ignorate dalla vigilanza della Banca d’Italia. Sia la popolare di Vicenza che Veneto Banca sono state costrette dalla Bce a rimettere mani al portafogli per un aumento di capitale senza aiutini. A Vicenza l’aumento è stato di 1,5 miliardi, a Montebelluna il fondo Atlante – partecipato dalla banche – un miliardo tondo. La scorsa estate per le due banche destinate alla fusione sono stati iniettati altri 2,5 miliardi. I vertici però si accorgono che il buco lasciato da chi dirigeva in passato la baracca era molto più profondo.
A quel punto le due venete chiedono l’aiuto dello Stato, indispensabile per non fallire. Dalla Commissione europea però avvertono che le perdite previste nei rispettivi bilanci devono essere coperte dal fondo Atlante, che ormai è a secco. E nessuno dei soci del fondo ha più intenzione di dare un altro euro alle due banche venete, visto che finora ci hanno rimesso 3,4 miliardi con scarse speranze di rivederli presto, compresi gli interessi. Nel frattempo Padoan è rimasto immobile, dal suo ufficio non sono partite notizie per i vertici delle due banche, in attesa che ne arrivino dalla Bce, che a sua volta le aspetta dalla Commissione europea. I correntisti nel frattempo stanno scappando, già un terzo dei depositi è andato perso nell’ultimo anno e mezzo. Il pallino è sempre nelle mani del governo, sempre più sotto lo schiaffo di Bruxelles, ma di decisioni all’orizzonte non si vede neanche l’ombra.
FONTE: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12327006/tre-banche-stanno-per-fallire-mps-popolare-di-vicenza-veneto-banca-padoan.html

MINISTRA FEDELI, LA BOMBA LE SCOPPIA IN MANO: ECCO LA PROF CON LE PALLE CHE LE FARA’ CAUSA

La bomba dei professori trasferiti dall’altra parte d’Italia sta per scoppiare in mano alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. A farla esplodere potrebbe essere Giovanna Giorgino, 54 anni docente di diritto costretta a lasciare Taranto per insegnare a Sesto San Giovanni. Intervistata dal Giorno, la prof si fa i conti in tasca e spiega come l’algoritmo del Miur le abbia rovinato la vita. Per questo, dice, è disposta a fare causa al Ministero per ottenere un risarcimento.
“Sarò a Sesto per i prossimi tre anni. Ma non ho mai pensato di non andarci e non ho fatto un giorno di assenza. Ma per lavorare devo stare lontana dalla mia famiglia e con i soldi, praticamente, ci rimetto”. Via coi numeri: “Ho una casa in affitto e spendo 400 euro al mese. Per scendere a Taranto spendo 150 euro a settimana di treno e lo devo fare tutte le settimane perché le mie figlie hanno solo 11 e 12 anni. Poi devo mangiare, almeno una volta al giorno! Lo stipendio è di 1.480 euro, faccia lei i conti Almeno il ministero facesse una convenzione con Trenitalia per farci pagare di meno i viaggi che incidono molto”.
La causa di tutto è l’algoritmo che l’ha spedita al Nord, sottolinea, senza leggere le mie preferenze. “A parte Taranto avevo indicato Brindisi, Bari, Lecce, Matera, Napoli e come ultima Milano”. “Ci sono diversi insegnanti che conosco – rivela – che hanno meno punti di me e sono in una scuola sotto casa loro”. La professoressa ha un sospetto: “Non ho prove, ma so che chi non ha presentato la domanda di mobilità ha avuto dal sistema la mobilità di ufficio, a punti zero. A loro è andata meglio, sono rimasti a Taranto i docenti soprannumerari”. Un errore, continua, a cui il Ministero non avrebbe rimediato nemmeno tramite conciliazione. “So che alcune risposte sono state date a insegnanti delle elementari del Sud trasferiti a Milano. Hanno ottenuto Venezia…”. Per ora, la docente ha fatto ricorso al giudice del lavoro di Taranto (respinto per competenza territoriale di Monza), ma non finisce qua. “In forza della sentenza del Tar che obbliga a rendere pubblico l’algoritmo, ripresenterò la mia istanza. E sono certa che verrà accolta, perché si capiranno senza possibilità di dubbio gli errori del ministero”.
Per l’anno prossimo il problema però si riproporrà con i trasferimenti 2017/18 da decidere tra un mese. La soluzione, conclude, è “conoscere prima della mobilità che faremo ad aprile i parametri dati e aumentare la percentuale riservata a chi come me è andato fuori regione. Ho vinto il concorso regionale, in Campania, nel 1999 Se avessi voluto andare in Lombardia avrei fatto diversamente e sarei dentro la scuola da vent’anni”.

FONTE
LIBERO

SE TUTTI CONDIVIDESSERO ALL'ISTANTE, SAREBBE SPUTTANATO IN TUTTO IL WEB.

Rondolino: ‘M5S punta allo scontro fisico, alla violenza e all’eversione’. E denigra gli attivisti

Ci sono scene a cui non vorremmo mai assistere.
Una di queste è l’intervista rilasciata da Fabrizio Rondolino a Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, riassunta da Dagospia in 5 parole: “TOGLIETE IL FIASCO A RONDOLINO”.
Sì, perché ogni volta che parla dei 5 Stelle l’editorialista dell’Unità esagera. Ecco cosa ha detto nell’intervista:
“Penso da tempo che una parte del Movimento Cinque Stelle punti esplicitamente allo scontro fisico, nelle piazze. Il Movimento Cinque Stelle aizza, provoca, stimola, la sua presenza sulla scena politica è un invito costante al menare le mani, perché l’unico principio del movimento è il vaffanculo. E’ un movimento che oggettivamente incita alla violenza e all’eversione. Poi fortunatamente la gente se ne sta a casa, perché i loro attivisti sono i famosi leoni da tastiera”.
Rondolino si riferiva a quanto dichiarato da Luigi Di Maio in merito alla “assoluzione” di Minzolini da parte del Senato: “Poi non lamentatevi se i cittadini vengono a manifestare in maniera violenta”, ha detto il deputato pentastellato.
Ma attenzione, ora arriva il peggio. Rondolino ha avuto anche due parole per gli attivisti del Movimento 5 Stelle:
“I loro attivisti sono disoccupati, fancazzisti, impiegati pubblici che non lavorano e stanno lì al computer. Perchè, secondo voi ci sono attivisti del Movimento Cinque Stelle che lavorano secondo voi?”.
Poi, conclude Dagospia nel suo commento, non poteva mancare la “leccatina al cazzaro”: “La leadership di Renzi non è mai stata messa in discussione dentro il Pd, il problema di Renzi è costruire un’alleanza o meglio ancora muoversi in un sistema politico e istituzionale che non è più quello suo, perché lui è un uomo del fare, il sindaco d’Italia, l’uomo del fare”, ha detto Rondolino.

Travaglio svergogna i politici sul caso ONG: "Sembrano cretini da bar"

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – In questa politica di cretini da bar sport, dove ogni problema serio diventa subito un derby tra partito dei vaccini e partito dei virus, partito delle guardie e partito dei ladri, partito dell’Europa e il partito anti-Europa, ora abbiamo pure il partito delle Ong e il partito degli affogatori, cui corrispondono il partito della Procura di Catania e il partito anti. Mai che i nostri politici riescano a prendere una posizione equilibrata a partire dai fatti (come ha fatto ieri anche l’Osservatore Romano) e ad agire di conseguenza. Le organizzazioni non governative sono impegnate in una gran varietà di attività, spesso supplendo alle lacune e alle latitanze dei governi. I quali sono ben felici di finanziarle per fare i lavori, spesso ingrati, che essi non possono o non vogliono fare. Tra questi, il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo che, dopo la frettolosa chiusura di Mare Nostrum a vantaggio dello sciagurato Frontex, è stato sottratto per motivi di bilancio ai governi ed esternalizzato: cioè subappaltato alle Ong, con le Guardie costiere ridotte a dirigere il traffico. Tra le Ong c’è di tutto: organizzazioni serie e meritorie, come Medici senza frontiere, Save the children e molte altre, e qualche congrega di furbastri che nessuno può escludere si tuffino a capofitto nel business dei migranti per marciarci e mangiarci, magari in combutta con gli scafisti – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 29 aprile 2017, dal titolo “Il derby dei cretini”.

È già accaduto con le cooperative “sociali” incistate nel lucrosissimo giro dei centri di accoglienza: una gallina dalle uova d’oro che, secondo le accuse della Procura di Roma (confermate da confessioni, condanne e patteggiamenti), consentiva ai soliti noti di “trarre profitti illeciti immensi”. Lo diceva alla sua segretaria, nei suoi karaoke telefonici, il ras della coop rosso-nera 29 Giugno, Salvatore Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Se questo avveniva a valle, dopo l’arrivo dei migranti sul suolo italiano, non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se avvenisse anche a monte, durante il trasporto dei disperati dalla costa libica alla nostra. È quello che ipotizza la Procura di Catania (ma anche di Trapani e altre città siciliane), divulgate dal capo Carmelo Zuccaro. Il quale dispone anche di intercettazioni dei nostri servizi segreti, legittime per legge a scopo preventivo, ma inutilizzabili (non essendo disposte da un giudice) a fini processuali. Per questo il procuratore ne ha parlato, senza violare alcun segreto investigativo – pare non ci siano indagati e, anche se ci fossero, non sono stati rivelati – nell’ambito della doverosa “leale collaborazione fra poteri dello Stato”.

Quando un pm scopre una grave disfunzione amministrativa o un fenomeno che può danneggiare lo Stato, è bene che lo segnali alle autorità politiche che possono intervenire: poi, per gli eventuali reati, vedrà lui. I tempi, gli ambiti e i poteri della giustizia penale sono del tutto incompatibili col pronto intervento su un pericolo incombente. Se un vigile nota un’auto in divieto di sosta che sta bruciando accanto a una pompa di benzina, anziché perder tempo a compilare la multa chiama i pompieri per spegnere l’incendio. Idem per l’allarme di Zuccaro, pienamente giustificato dal potenziale pericolo, anzitutto per la vita dei migranti: se lo scafista sa di poterli rifilare dopo qualche chilometro alla nave di un’Ong, userà natanti sempre più insicuri e adotterà ancor meno precauzioni per la loro incolumità. Il tutto approfittando di quel gigantesco Far West che è il Mediterraneo, terra di tutti e di nessuno per l’inerzia dei governi europei e dell’inesistenza di quello libico (il regime-fantoccio di Serraj tenuto in piedi dalla finzione internazionale e neppure in grado di stipendiare la sua guardia costiera, che sbarca il lunario nei modi più strani). Se poi risulta da intercettazioni (utilizzabili o meno conta poco: contano i fatti) che alcune Ong e alcuni scafisti comunicano telefonicamente per passarsi la staffetta, parlare di accuse e sospetti infondati è ridicolo. Così come aprire pratiche al Csm sul magistrato che lancia l’Sos, invitarlo a “parlare con gli atti” (campa cavallo), accusarlo di criminalizzare le Ong, cioè intimargli il silenzio per continuare a ignorare il problema.

Delle due l’una: o Zuccaro è un folle che s’inventa fatti inesistenti, e allora il Csm che l’ha appena nominato procuratore di Catania dovrebbe trasferirsi in blocco in un reparto psichiatrico assieme a lui; oppure qualcuno dovrebbe occuparsi dei fatti che denuncia. Non delle ipotesi di reato, che spetterà ai giudici valutare. Ma di un fenomeno preoccupante in cui s’è imbattuto nelle sue indagini, ma che non spetta a lui bloccare. Le Ong (a parte quelle che si scoprissero implicate in traffici o finanziamenti criminali) si propongono di salvare vite a ogni costo, anche a costo di violare qualche regola. Specialmente quelle composte da medici, che rispondono al giuramento di Ippocrate prim’ancora che al Codice penale. Ma gli Stati e i governi (stavamo per dire l’Europa, poi ci è scappato da ridere) devono fare le leggi e poi farle rispettare. E la gestione di migrazioni bibliche da un capo all’altro del Mediterraneo spetta a loro, non a organizzazioni benemerite finché si vuole, ma pur sempre private. C’è un Parlamento? Indaghi. Abbiamo un governo? Acquisisca gli elementi dei suoi servizi segreti, se non vuole ascoltare i pm (peraltro già auditi a Catania da una delegazione del Parlamento Ue) e agisca di conseguenza. Corridoi umanitari? Ritorno a Mare Nostrum? Taglio dei fondi alle Ong opache? Centri di raccolta e smistamento dei profughi sulle coste libiche cogestiti da Tripoli e Roma? Decidano loro: li paghiamo apposta. Ma, se un pm indica la luna in fondo al mare, non provino più a mozzargli il dito.