giovedì 19 ottobre 2017

FATE PRESTO, CONDIVIDETE! I 5 STELLE HANNO BECCATO LA MAGGIONI. COSA FA CON I SOLDI DEL CANONE..

RAI: M5S, PRESENTAZIONI LIBRO MAGGIONI CON SOLDI PUBBLICI, SI DIMETTA

“Apprendiamo dalla Rai, che in queste ore ha risposto a una nostra interrogazione, come l’attuale presidente Monica Maggioni abbia girato l’Italia presentando il proprio libro a spese dei contribuenti. E’ un fatto gravissimo. Si deve dimettere immediatamente, il suo ruolo non e’ piu’ di garanzia”
Cosi’ la deputata del MoVimento 5 Stelle Mirella Liuzzi, prima firmataria dell’interrogazione in questione. “Deve andare via il primo possibile. E’ inaccettabile che abbia girato l’Italia a spese della Rai per perseguire un vantaggio economico suo e della sua casa editrice. Ed e’ inaccettabile che l’ex dg Gubitosi lo abbia permesso. La presidente Maggioni abbia adesso la decenza di lasciare viale Mazzini”.
SCRIVE MIRELLA LIUZZI SU FACEBOOK:
BECCATA CON LE MANI NELLA MARMELLATA!
Grazie ad una mia interrogazione, abbiamo scoperto che la presidente della RAI Monica Maggioni, ha effettuato una serie di viaggi a spese della RAI per promuovere il suo libro “Terrore Mediatico”.
È assurdo che si utilizzino soldi pubblici per promuovere un libro a vantaggio suo e della casa editrice!
Abbiamo davvero superato il limite.
Deve andare via il prima possibile e avere la decenza di lasciare la presidenza della RAI.

ABOLIZIONE VITALIZI, SVOLTA CLAMOROSA: ECCO COSA ACCADRA' SETTIMANA PROSSIMA.

TAGLIASSERO I VITALIZI, NON LA DEMOCRAZIA!
Una cosa deve essere chiara, scrive Alessandro Di Battista: "I parlamentari saranno capaci di approvare buone leggi solo se “dipenderanno” dai cittadini che li eleggono. Semplicissimo. Se io vengo eletto risponderò a chi mi ha votato. Se, al contrario, io non vengo eletto ma nominato dal capo del mio partito a chi risponderò? Negli ultimi anni il Parlamento ha approvato leggi di merda senz'altro perché tra i politici ci sono corrotti o schiavi di lobbies ma soprattutto perché i parlamentari, essendo stati nominati dalle segreterie dei loro partiti, non hanno mai avuto la possibilità di rispondere al Popolo italiano che, di fatto, non li ha eletti. Questo è il vizio oscuro della nostra, falsissima, democrazia."
La legge elettorale che Renzi, Alfano, Salvini e Berlusconi hanno appena approvato alla Camera, oltre ad essere un tentativo di doping per loro e un attacco al M5S, soprattutto creerà, ancora una volta, un Parlamento di NOMINATI! Questo, che siate del PD, della Lega, di Forza Italia o qualche amico intimo di Alfano, non è tollerabile. Vi ricordate la legge sull'abolizione dei vitalizi passata prima dell'estate alla Camera? E' praticamente sparita. Al Senato non la vogliono approvare. Noi ve l'avevamo detto ricordate? In cambio l'INCIUCIELLUM (la loro legge elettorale truffa) l'hanno già messa in calendario al Senato per la prossima settimana. E' dovere tornare in piazza. Perchè per i diritti si combatte, punto! Mercoledì 25, alle 14,00, vi aspettiamo a Roma, davanti al Senato. Coraggio!

Beppe Grillo scrive agli italiani: "Non abbiamo più tempo, dobbiamo mandarli a casa"

"L’Italia deve diventare una comunità, nessuno deve essere lasciato indietro. E’ intollerabile, inumano, vedere le file di esodati, sfrattati, disoccupati alle mense della Caritas mentre chi ha sprofondato il Paese nella miseria si muove con la scorta, l’auto blu, senza alcuna preoccupazione economica. I partiti sono i primi responsabili di questa situazione, hanno occupato lo Stato, lo hanno svenduto, spolpato da dentro. Ora, queste persone si presentano, grazie ai giornali e alle televisioni che controllano, come i salvatori della patria, proprio loro che l’hanno affossata, usata per i loro interessi.
L’Italia ha le tasse tra le più alte del mondo, uno dei maggiori debiti pubblici, un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, che ha fatto emigrare in pochi anni un milione e mezzo di ragazzi italiani, diplomati, laureati con il sacrificio dei loro genitori.
E’ ora di dire basta, questa commedia deve finire o finirà il Paese. Non abbiamo più tempo, dobbiamo mandarli tutti a casa. Tutti coloro che fanno parte di questo marcio sistema, devono andarsene, sparire, ma prima devono giustificare il loro eventuale arricchimento. Io non chiedo il tuo voto, non mi interessa il tuo voto senza la tua partecipazione alla cosa pubblica, il tuo coinvolgimento diretto, se il tuo voto per il M5S è una semplice delega a qualcuno che decida al tuo posto, non votarci. Questo Paese lo possiamo cambiare solo insieme, non c’è alternativa. Usciamo dal buio e torniamo a rivedere le stelle. Lo Stato deve proteggere i cittadini o non è uno Stato, per questo va istituito il reddito di cittadinanza. Io sono Stato, tu sei Stato, noi siamo Stato. Riprendiamoci l'Italia."Beppe Grillo
20 punti per uscire dal buio:

  1. Reddito di cittadinanza

  2. Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa

  3. Legge anticorruzione

  4. Informatizzazione e semplificazione dello Stato

  5. Abolizione dei contributi pubblici ai partiti

  6. Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni

  7. Referendum propositivo e senza quorum

  8. Referendum sulla permanenza nell’euro

  9. Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese

  10. Unasolaretetelevisivapubblica,senzapubblicità,indipendentedaipartiti

  11. Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato

  12. Massimo di due mandati elettivi

  13. Legge sul conflitto di interessi

  14. Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica

  15. Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali

  16. Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza

  17. Abolizione dell’IMU sulla prima casa

  18. Non pignorabilità della prima casa

  19. Eliminazione delle province

  20. Abolizione di Equitalia

“Pagliaccio, vattene!”: la valanga di insulti a Renzi dei pendolari alla stazione Tiburtina. Peccato che il Tg non te lo abbia raccontato



“Destinazione Italia”: il treno di Matteo Renzi è partito ieri alle ore 10:00 dalla stazione Tiburtina di Roma. 100 luoghi per ascoltare i cittadini e trovare idee per il programma del Partito Democratico. Ma questo sarà il treno che riporterà il segretario dem a Palazzo Chigi? Tra i binari i pendolari si dividono tra disinteresse, alcuni sostenitori e molti scongiuri.


TUTTI IN PIEDI PER LA RAGGI: HA TOTALMENTE SPUTTANATO RENZI! CONDIVIDETELO TUTTI!

Matteo Renzi durante la sua diretta su Facebook di ieri ha lanciato l’allarme. “A Virginia Raggi, o a chiunque sia responsabile della Città Metropolitana, faccio appello per evitare di far fallire un investimento da 1.200 posti di lavoro”.
L’ex premier si riferiva alla notizia, rivelatasi infondata, dell’apertura del maxi centro logistico di Amazon che sorgerà a Passo Corese, in provincia di Rieti, e creerà circa 1.200 posti di lavoro, sarebbe messo in pericolo dall’allaccio di un depuratore.
Secondo il M5S, però, si tratta solo dell’ennesima bufala di Renzi ai danni dei pentastellati. Lo denuncia la sindaca di Roma Virginia Raggi:
“All’ex premier Matteo Renzi e a chiunque sia responsabile nel Pd rivolgiamo un appello affinche’ non gettino nel panico le migliaia di giovani che hanno inviato il proprio curriculum al colosso Amazon. Il centro di distribuzione di Passo Corese non e’ affatto a rischio.
Lo conferma la stessa azienda statunitense in una nota che smentisce un fantasioso articolo di Repubblica, realizzato senza alcun riscontro con i diretti interessati. Fare campagna elettorale sulla pelle di chi è in cerca di lavoro e’ vergognoso. I lavoratori stiano tranquilli: il centro aprira’, come previsto, entro questo autunno e la Citta’ Metropolitana si impegnerà”.
Poi la Raggi rincara la dose e invita il Pd a occuparsi dei dipendenti di tanti altri colossi che sono in difficoltà a causa del Pd:
“Renzi e il Pd, piuttosto, pensino a come intervenire per aiutare i lavoratori di Almaviva, Alitalia, Esso, Sky, Mediaset, Consodata, Aci Informatica, Wind-3 e tanti altri messi in ginocchio dalle loro politiche scellerate degli ultimi 20 anni. Li invitiamo a fare la propria parte in ‘Fabbrica Roma’, il nostro progetto già condiviso dai sindacati, per immaginare una nuova visione di rilancio della Capitale.
Per farlo, però, sono necessarie la buona volonta’ e serieta’. Mettano da parte, per una volta, i ‘giochi di palazzo’ e si uniscano a chi lavora ed ha a cuore l’interesse dei cittadini”.

Panico a La7! La Gruber mente sul M5S ma Travaglio non ci sta e guardate cosa fa in diretta..




Penserete che il video è ormai datato, è vero ma pensate che ancora nelle trasmissioni, fino alla scorsa settimana, parlavano di questa presunta alleanza di Bersani proposta al M5S. Nulla di tutto ciò è vero. Ascoltate la spiegazione di Marco Travaglio, come sempre impeccabile.



Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)


GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che - secondo l’organizzazione con base in Francia - pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

CLAMOROSA NOTIZIA CONFERMATA. HANNO ARRESTATO IL SINDACO DEL PD..

Un falso contratto di sponsorizzazione da 396mila euro, "utile solo ad ottenere la benevolenza di quella parte della popolazione che vedeva la costruzione di un nuovo centro commerciale come un duro colpo all'economia locale, fatta di piccoli artigiani e commercianti". Con questa accusa la Guardia di Finanza ha notificato gli arresti domiciliari a Claudio Battazza, sindaco Pd di Morciano, in provincia di Rimini. 

Le indagini sono nate dall'esposto presentato da un comitato di commercianti, che lamentava "poca trasparenza nei rapporti tra esponenti di vertice dell'amministrazione e una società che aveva ottenuto le autorizzazioni per la riqualificazione dell'area Ex pastificio Ghigi". 

Con il sindaco sono indagate per il reato di falso altre 9 persone tra cui il vice sindaco, assessori e il segretario dell'ufficio contabilità e ragioneria del Comune. (FONTE: ilfattoquotidiano.it

Ecco l ultima porcata del governo: tassa nascosta nelle pieghe della legge di bilancio “Così tutti saranno tenuti a pagare“...

Una tassa sui risparmi degli italiani. Nascosta nelle pieghe della legge di bilancio spunta il pagamento di un bollo del 2 per mille sulle polizze vita tradizionali, che fino ad oggi erano escluse da qualsiasi balzello fiscale. Ora si cambia: il versamento del bollo, che sarà annuale, scatterà dal 2018 e sarà dovuto dall'assicurato al momento del riscatto o del rimborso. Esente dall'imposta sarà la componente relativa al rischio di morte o all'invalidità permanente.
Il governo introduce, di fatto, una mini-patrimoniale che va a colpire i risparmi degli italiani. Le polizze vita sono vere e proprie forme di risparmio: l'obiettivo principale è la tutela dell'assicurato e dei suoi familiari contro eventi legati alla non conoscenza della durata della vita umana. Questa tipologia di polizze prevede l'obbligo per l'assicuratore di versare a uno o più beneficiari, indicati nel contratto di assicurazione, un capitale o una rendita nel caso in cui si verifichi un evento relativo a vita dell'assicurato o del contraente (le due figure possono coincidere) come morte o invalidità.
La misura prevista nella manovra è relativa proprio a questa tipologia di polizze e, nello specifico, alle polizze vita che fanno parte del Ramo 1, quelle che riguardano la durata della vita. Secondo i dati dell'Ania, l'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, nei grandi salvadanai dove sono depositati i premi del Ramo 1 e del 5 c'erano, a metà 2017, 494 miliardi di euro. Risparmi degli italiani che dal prossimo anno saranno tassati.
Segue un comma che specifica come le comunicazioni ora tassate “si considerano in ogni caso inviate almeno una volta nel corso dell’anno, anche quando non sussiste un obbligo di invio o di redazione”. Così tutti saranno tenuti a pagare. Esclusa solo “la componente per la copertura del rischio di morte o di invaliditàpermanente da qualsiasi causa derivante”. Di fatto si tratta di una “minipatrimoniale“, commenta Il Sole 24 Ore, secondo cui il governo punta a incassare in questo modo quasi 200 milioni nel 2018 e 292 milioni l’anno dal 2019.
L’altra amara novità, stavolta per commercianti, artigiani e altri piccoli imprenditori, è il rinvio di un anno dell’Iri, l’imposta sostitutiva al 24% sul reddito per le ditte individuali e per le società di persona a contabilità ordinaria che la precedente manovra aveva introdotto a valere dal 2017, quindi sulle prossime dichiarazioni dei redditi. Peggio per chi si era regolato in previsione dell’entrata in vigore dell’agevolazione, che consente a imprenditori individuali, società in nome collettivo, società in accomandita semplice e srl a ristretta base proprietaria di non pagare l’Irpef sui proventi lasciati in azienda e destinati agli investimenti.

Risultati immagini per legge di bilancio 2018

Re Napolitano denunciato, il grosso guaio in Procura: Cosi ha truffato l'Italia

Giorgio Napolitano, class action contro l'ex presidente della Repubblica: reati contro la sovranità



Nel mirino ci finisce il sovrano, ovvero Giorgio Napolitano: contro l'ex presidente della Repubblica scatta una denuncia di massa di mille cittadini tra imprenditori, pensionati e dipendenti pubblici, che hanno sottoscritto una serie di denunce presentate in diverse procure dal prossimo venti ottobre. Una class action contro Napolitano, promossa dal solito Niki Dragonetti, l'imprenditore che denunciò Laura Boldrini.
Contro Napolitano, nella denuncia, si mette in rilievo "l'usurpazione della sovranità popolare perché in tutti questi anni ci hanno vietato di poter tornare a votare. Ci hanno imposto Governi tecnici che hanno solo provocato un sentimento di sfiducia tra gli elettori che hanno così perso il vero significato della parola democrazia. Basta i vari Renzi e Gentiloni, con mandato in scadenza. Basta i Monti, Letta e tanti altri Governi imposti da re Giorgio Napolitano unitamente ai presidenti di Camera e Senato".ù

Nella denuncia si fa riferimento al codice penale, articolo 287. "Non possiamo continuare a subire. Questa appoggiata da tantissime cittadini, altro non è che l'orgoglio italiano che sta emergendo. I cittadini vogliono tornare ad essere una componente essenziale per la scelta del Governo italiano e non una parte passiva e senza diritto alcuno". Dunque, Napolitano denunciato: un gesto eclatante per dar sfogo ai malumori di molti cittadini che individuano nel presidente emerito una delle principali cause delle sciagure italiane.

Fonte: libero

mercoledì 18 ottobre 2017

"Non è che sei un pò grillino?"Il famoso ospite con la sua risposta gela la Gruber e lei ci rimane piuttosto stizzita!




In diretta da Lilli Gruber, il cantante ha detto la sua su Grillo e il Movimento 5 Stelle. Eccone qualche stralcio: "Grillo è indispensabile perché questo paese aveva bisogno di qualcosa per scuotersi".Ma la Gruber incalza, quasi alla ricerca di una risposta negativa su Grillo: "Ma il Paese ne ha ancora bisogno? C'è ancora bisogno di Grillo?". E Baglioni non molla: "Sì, non c'è in effetti nient'altro che sia altrettanto nuovo"La Gruber non cede, e insiste: "ma ti ha deluso il modo con cui i parlamentari stanno facendo opposizione o stanno facendo politica?" (...insomma, qualcosa che non va ci sarà! pensa la Gruber)E Baglioni che a farsi tirare per la giacca non ci sta: "Lilly io non ho così tante notizie sui politici [...] io non so se Grillo stia facendo bene o male ma tante cose che dice sono sacrosante e l'idea che lo continui a dire anche con questo linguaggio credo che lo dovrà fare per tutta la vita".La Gruber incassa con un mugugno "mmh"...e decide di "sterzare" sulla politica in generale sperando che un giudizio negativo sui politici (in generale) del cantante possa essere ricondotto a Grillo di cui nello specifico si sta parlando. Nulla da fare, disperata tenta l'attacco frontale: "Perchè pensi che Grillo non sia un leader?". Ed il cantante, che percepisce quasi una volontà di fraintendere una sua precedente affermazione, si sofferma per chiarire: "Non lo vedo come un leader politico, perché non ce lo vedo a partecipare ad un summit [...] credo sia un agitatore di pensieri, neanche di folle, un conduttore, anche un "pifferaio" ma in senso positivo, non credo stia abbindolando nessuno".

Travaglio asfalta il PD con questo editoriale epico: "Siete ridicoli. Vi spiego perché".

SIETE RIDICOLI!

di Marco Travaglio 19/05/2017

Sentite che bella frase: “Le registrazioni ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Invece di attaccare la stampa che fa il suo mestiere, al Nazareno dovrebbero fare chiarezza di fronte al Paese”. È del premier Paolo Gentiloni. Purtroppo non è di oggi sull’intercettazione segreta dei Renzi’s svelata da Marco Lillo, ma del 2009 su quelle ad alto tasso erotico fra B. e Patrizia D’Addario. Infatti “al Nazareno” va sostituito con “a Palazzo Grazioli”. Il resto sarebbe perfetto, se oggi Gentiloni o un altro del Pd avessero il coraggio di ripeterlo. Invece dicono tutt’altro. Attaccano la stampa che fa il suo mestiere (non esageriamo: solo il Fatto) e non fanno chiarezza di fronte al Paese sul contenuto di quelle registrazioni, che ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Quelle di Renzi, però. Invece di dire quel che hanno sempre detto delle intercettazioni, anche segrete, di B., dicono quello che diceva B. Fu lui il primo a confondere l’intera democrazia con il suo culetto che, per quanto cospicuo, non fa neanche capoluogo. Ora, siccome le tragedie della storia tendono a ripetersi ma in forma di farsa, tocca sentire il portachiavi di Renzi, il piccolo Orfini, accusare il Fatto di “attacco alla democrazia” per aver pubblicato nientemeno che le parole del suo capo.
Il guaio di questi ometti è che cambiano continuamente idea senz’averne mai avuta una. Infatti copiano: tutto quel che dicono l’ha già detto B., e non gli versano neppure la Siae. Ricordate quando, a febbraio, Marco Lillo (con Valeria Pacelli) violò un altro segreto sulle polizze di Salvatore Romeo con beneficiaria Virginia Raggi mentre la sindaca di Roma era sotto interrogatorio? Anziché darci dei delinquenti per la fuga di notizie e la gogna, il Pd si scatenò sul contenuto della notizia. Renzi, tutto giulivo: “Io non ho mai intestato una polizza a un amico, forse sono fuori dal tempo”. Alessia Morani, detta Nilde Lotti: “È il caso di cominciare a dire un po’ di verità sulla cricca Raggi-Marra-Romeo, #polizzadiscambio”. E indovinate che fece Orfini: strillò all’“attacco alla democrazia” e alla “violazione del segreto”? Macché: quel giorno era distratto sulle sorti della democrazia e si concentrò sull’oggetto della notizia per dare del ladro a Romeo (Salvatore, quello che si può sputtanare impunemente anche se, diversamente da Alfredo, l’amico degli amici di Renzi, non risiede in galera) e pure alla sindaca: “Da dove vengono i soldi con cui l’uomo di fiducia della Raggi accendeva tutte queste polizze? La Raggi venga a riferire e a spiegare in aula”. Un attacco alla democrazia in piena regola, secondo gli attuali parametri del Matteo minore.
Anche perché, purtroppo, l’indomani la Procura di Roma disse che in quelle polizze non c’era alcun reato e Romeo aveva usato soldi suoi. Ma la piccola vedetta della democrazia si scordò di scusarsi. E il Matteo maggiore, ve lo ricordate come attaccava la democrazia usando intercettazioni a fini politici ai tempi della Cancellieri beccata al telefono coi Ligrestis? “Si dimetta indipendentemente dall’avviso di garanzia”. Lo stesso doppiopesismo di B. che, dopo una vita spesa contro le fughe di notizie e le intercettazioni su di lui, passò al Giornale la telefonata segretata e penalmente irrilevante tra Fassino e Consorte (“Siamo padroni di una banca?”), rubata da un dirigente. Poi, anziché tuonare contro la sua violazione del segreto, ne usò il contenuto in campagna elettorale: “Emerge un intreccio inaccettabile tra politica e affari”. Assodato che la posizione dei partiti sulle intercettazioni dipende dall’intercettato, cioè che i partiti sono ormai un grande Partito Unico, resta il capitolo dei giornalisti. Che in teoria sarebbero pagati per trovare notizie, possibilmente inedite, meglio se segrete. Invece reagiscono come i partiti: un grande Giornale Unico. I segreti vanno violati solo sui 5Stelle, sui partiti mai. Il rag. Cerasa, forse per spiegare perché non ha mai una notizia, si vanta di respingerle tutte: “Il Foglio non pubblica intercettazioni”. Fico questo Cerasa: non provate a dargli una notizia, se no vi prende a calci. Ora indovinate chi fu nel ’96 a pubblicare l’intercettazione del banchiere-tangentista Pacini Battaglia su Di Pietro&C. che l’avrebbero “sbancato”? Il Foglio, naturalmente. Poi si scoprì che il colloquio era stato mal trascritto (il capitano Scafarto andava ancora alle elementari), il verbo non era “sbancare” ma tutt’altro, infatti Di Pietro fu assolto dopo essersi dimesso da ministro.
Al simpatico filone del bue che dà del cornuto al bue s’iscrive anche il Giornale, che copia Renzi che copia B. (“gogna”) per attaccare il Fatto che pubblica – orrore! – una telefonata “giudicata penalmente irrilevante dai pm”: proprio come quella di Fassino e Consorte pubblicata dal Giornale. Ma sentite che bella lezioncina ci impartisce Mattia Feltri su La Stampa. Prima lacrima come una vite tagliata perché pubblichiamo un colloquio del 2 marzo, “nel giro di due mesi e mezzo”; poi spiega che si tratta di “una fuga di non notizie”, un “verbale di scarto”, robaccia. Quanto alla “non notizia”: come mai tutti i giornali, compreso il suo, ne parlano da tre giorni? Quanto all’intercettazione uscita “nel giro di due mesi e mezzo”, la pagina 2 de La Stampa è dedicata a un’intercettazione del capitano Scafarto, spacciata per un’accusa a Woodcock con un titolo che non corrisponde a testo e neppure all’articolo. Sapete di quando è? Del 10 aprile 2017. Quindi: se il Fatto pubblica una telefonata “nel giro di due mesi e mezzo” è una vergogna, se invece La Stampa ne pubblica una nel giro di cinque settimane è cosa buona e giusta. Non si fa prima a dire subito che le intercettazioni sgradite a Renzi sono brutte e quelle gradite a Renzi sono belle? Almeno si evitano certe figure di Stampa.
Marco Travaglio FQ 19 Maggio 2017

"Questi sono dei pezzi di merda". Lo sfogo durissimo di Di Battista. Con chi se la prende / Guarda il video





"Il capolavoro delle classi dominanti è mettere un cittadino in difficoltà contro un altro cittadino in difficoltà. Il capolavoro del "sistema" è spingere i cittadini a prendersela con chi sta sotto, non con chi sta sopra. Il M5S nasce per colpire i responsabili dei disastri, non le vittime. Noi vogliamo colpire il capitalismo finanziario non i risparmiatori. I dipendenti Alitalia(sono 10.000, quelli di AirFrance 80.000) sono le vittime, politici e dirigenti amici della politica i carnefici. Noi vogliamo colpire chi mangia sull'immigrazione clandestina, non i migranti. È dura, il sistema è ancora forte. Ognuno deve fare la sua parte"

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA

LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI”

Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità”


«Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama.

Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni.

Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana?


La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello.

«Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina.

Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto.


Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese.

«A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato».


Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso.

Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti.


«Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.


E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/buona-scuola-finisce-tinello-verita-belpietro-moglie-134662.htm

ULTIM'ORA - SCATTA LA DENUNCIA DI LUIGI DI MAIO: CONDIVIDETE IL PRIMA PRIMA POSSIBILE!

Scrive Luigi Di Maio:

IMPORTANTE! Diffondete il mio appello!
Quando vi abbiamo detto in questi anni che sarebbe stata la campagna elettorale più scorretta della storia, non scherzavamo. Siamo sotto attacco, il MoVimento è sotto attacco. In questo momento stanno provando ad accerchiarci da tutti i lati: Tv e giornali, partiti e dirigenti pubblici lottizzati sanno che rischiano di perdere tutto: la Sicilia e il Paese. Da oggi però non staremo più zitti, ora si inizia a ribattere colpo su colpo. E' il momento di metterci la faccia. La nostra, pulita, contro la loro, impresentabile. Presto li ringrazieremo per la visibilità che ci hanno dato. Ogni attacco è un'occasione per raccontare chi siamo.


Napolitano, la vacanza extralusso a spese degli italiani. Aereo blu, mega-scorta e hotel da 500 euro a notte

Anche quest'anno Giorgio Napolitano si è concesso tre settimane da sogno per le vacanze di agosto in compagnia di sua moglie Clio, naturalmente a spese degli italiani. Lo scorso 16 luglio (fino all'8 agosto) l'ex presidente della Repubblica, come riporta il Tempo, ha raggiunto Sesto Puseria, sulla Dolomiti, a bordo di un trireattore Falcon 900 del trentunesimo stormo dell'Aeronautica militare. A bordo con l'ex coppia presidenziale anche cinque uomini della scorta. E non saranno gli unici a tutelare la sicurezza di Re Giorgio.
Per proteggerlo lo Stato gli affida due carabinieri in servizio 24 ore su 24, quindi otto che coprono tutti i turni, più tre poliziotti di San Candido, con doppio turno. Intorno all'albergo quattro stelle superior Bad Moos è stato predisposto un corposo sistema di sicurezza. Sono militari e agenti tolti dal servizio di pattugliamento del territorio di Bolzano e piazzati tutti intorno all'ex Capo dello Stato.

Per il suo soggiorno sulle Dolomiti, l'hotel ha messo a disposizione la migliore sistemazione possibile, una top suite chiamata "Gallo cedrone" da 52 metri quadrati con stufa rustica, zona giorno e notte separate, insomma un vero e proprio appartamento. Il tutto per la modica cifra di 500 euro a notte per due.
Al suo arrivo sulle Dolomiti, Napolitano è stato accolto da una selva di maledizioni e insulti sui social. Sono gli sfoghi dei residenti, indignati per l'ennesima vacanza blindata del presidente emerito che nei prossimi giorni avrà anche modo di incontrare Angela Merkel e Sergio Mattarella, formalmente per un faccia a faccia informale.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12983135/giorgio-napolitano-vacanze-extralusso-dolomiti-hotel-500-notte.html


Notizia censurata da tutti ma alla fine tutto è venuto fuori. Renzi ha firmato il documento che incastra l'Italia.

SE LE COLPE DI RENZI (E ALFANO) RICADONO SU GENTILONI – IL TRATTATO “TRITON” FIRMATO DAL DUCETTO PREVEDE CHE I MIGRANTI ARRIVINO, ESCLUSIVAMENTENEI PORTI ITALIANI – NON SOLO. PREVEDE ANCHE CHE NESSUN PROFUGO POSSA ESSERE PORTATO ALTROVE SE NON IN ITALIA - TAJANI: “PRIMA FACCIAMO ERRORI, POI VOGLIAMO CAMBIARE LE COSE”


Marco Bresolin per “la Stampa”

«Il piano operativo di Triton dice che l' Italia è il Paese ospitante della missione. Se qualche altro Stato volesse aggiungersi, da un punto di vista teorico la possibilità ci sarebbe. Ma mi pare uno scenario molto complicato, anche perché le attività sono tutte guidate dalla Guardia Costiera Italiana».

Dal quartier generale di Frontex, la portavoce dell' agenzia Ue Ewa Moncure ripete concetti che da quelle parti sembrano scontati. «Tutte le attività di Triton - spiega - sono coordinate dalla Guardia Costiera, che decide come distribuire le imbarcazioni. Su tutte le navi e su tutti gli elicotteri che partecipano all' operazione, poi, sono sempre presenti ufficiali italiani. Triton non funziona in modo autonomo, ma è come se operasse per conto dei confini italiani».

Oggi però il governo si presenterà alla riunione di Varsavia con i rappresentanti degli altri Paesi portando una richiesta chiara: «Bisogna regionalizzare l' attività di Triton». Regionalizzare vuol dire una cosa ben precisa: consentire alle navi che operano nell' ambito di Triton di attraccare anche in altri porti europei dopo i salvataggi in mare. Soluzione che non sembra trovare sostegno tra gli altri Paesi Ue, in primis Spagna e Francia.

E la mossa del governo raccoglie anche le critiche di Antonio Tajani, presidente dell' Europarlamento: «C' è un trattato sottoscritto e il ministero pensa si debba cambiare. Noi prima facciamo gli errori e poi cerchiamo sempre di chiedere di cambiare le cose».

«Triton è una delle tante operazioni di Frontex - prosegue Moncure -, non è l' unica. E funziona esattamente come le altre che abbiamo in Spagna (Hera, Indalo e Minerva, ndr) o in Grecia (Poseidon, ndr). Ogni operazione ha un Paese che la ospita, nel caso di Triton è l' Italia. Che quindi si fa carico degli sbarchi. Non c' è niente di speciale in questo: è stato deciso così nel momento in cui è stata avviata», nel 2014.

È tutto scritto nero su bianco, nell' Allegato numero 3 del piano operativo di Triton: «Le unità partecipanti (alla missione, ndr) sono autorizzate dall' Italia a sbarcare nel proprio territorio tutte le persone intercettate e arrestate nelle sue acque territoriali, nonché nell' intera area operativa oltre le sue acque territoriali».

Nel capoverso successivo viene specificato che le persone salvate devono essere «portate in un posto sicuro in Italia» e che «nessuna delle persone salvate (), anche fuori dall' area operativa, può essere fatta sbarcare sul territorio di un Paese Terzo». Le righe successive chiariscono meglio una questione che spesso viene messa in discussione, vale a dire il ruolo di Malta: «In caso di un salvataggio nelle acque territoriali e zone contigue di Malta, o per assicurare la salvaguardia delle vite di persone in difficoltà, è possibile sbarcare a Malta». È possibile, dunque. Non obbligatorio.

Secondo il piano di Triton, voluto dall' Italia, gli sbarchi «possono» anche avvenire a Malta. Ma come eccezione e solo in determinati casi particolari, non come regola. L' Italia però vuole rimettere in discussione tutto. E chiede quindi di «regionalizzare» gli sbarchi negli altri porti mediterranei dell' Ue. «Non spetta a noi decidere su questo - continua la portavoce di Frontex -, ma serve una discussione tra gli Stati che partecipano a Triton. Vediamo cosa uscirà dalla riunione».

"I conti rossi dell'INPS? Colpa degli italiani, muoiono troppo tardi". La scandalosa dichiarazione di Padoan

Gli italiani sono troppo longevi. È questo, al di là delle questioni tecniche sugli anticipi, gli adeguamenti, i cumuli e le soglie, il vero problema del sistema pensionistico italiano. A dirlo fuori dai denti, mentre candidamente annunciava che il taglio dell'Irpef lo farà forse il prossimo governo, è stato ieri Pier Carlo Padoan, replicando alle critiche piovute sulla manovrina. Il ministro dell'Economia ha provato a confondere un po' le acque, inserendo nella legge di bilancio alcune norme per agevolare l' anticipo delle donne (Ape rosa) e estendere il beneficio anche ai lavoratori saltuari che abbiano cumulato almeno 18 mesi di contratti di lavoro negli ultimi tre anni.

Specchietti che non hanno ingannato i sindacati, convinti che il governo dovesse affrontare in manovra, almeno in maniera parziale per alcune categorie, il problema dell' aumento dell' età pensionabile a 67 anni che scatterà dal 2019 in base all'adeguamento con le aspettative di vita. Sulla questione le sigle avevano ricevuto un mezzo impegno da parte del ministro del Lavoro Giuliano Poletti,che da mesi continuava a far slittare la decisione, sostenendo di voler aspettare le tabelle Istat sull'allungamento di vita degli italiani, finché ieri mattina, ancor prima del Consiglio dei ministri, non ha vuotato il sacco: «La previdenza non è una priorità della manovra».
Parole poi confermate dal premier Paolo Gentiloni e dallo stesso testo approvato dal governo, in cui non c'è traccia di interventi sull'età minima per ottenere l'assegno di vecchiaia. «Il governo aveva firmato con noi un accordo nel quale si affrontava il tema dell'età pensionabile e della differenza dell'aspettativa di vita che c'è anche in ragione dei lavori che si fanno e del tipo di attività professionale. L'aspettativa di vita non è una media uguale per tutti e quindi non può essere affrontata in questo modo. Siamo in esplicita violazione degli accordi che erano stati fatti sia sul tema dell' aspettativa di vita sia sul tema della pensione di garanzia per i giovani», ha tuonato la segretaria della Cgil Susanna Camusso, seguita a ruota da tutti gli altri leader sindacali.
Ed ecco la risposta di Padoan. Dopo aver accusato i rappresentanti di «non aver letto la manovra» (in effetti, il testo ancora non c'è) e ammesso di non possedere «la bacchetta magica», il titolare di Via XX Settembre ha spiegato che il nostro sistema è «uno dei più equi d' Europa» e che l'aumento dell' età pensionabile è dovuto ad «una legge concordata in sede europea che tiene conto dell' aspettativa di vita, un meccanismo che ha a che fare con la demografia». Il problema, insomma, non è del governo, ma nostro: siamo troppo vecchi e ci ostiniamo a non voler morire, dissanguando così le fragili casse della previdenza.
La tesi potrebbe sembrare bizzarra, soprattutto se si pensa che, già senza adeguamento, siamo uno dei Paesi d'Europa e del mondo dove si va in pensione più tardi, ma di sicuro non è nuova. Basta sfogliare l'ultima Nota di aggiornamento del Def per apprendere che «l'incremento dell'incidenza sul pil del complesso delle spese pubbliche age-related (quelle legate all'allungamento della vita) determina un sensibile deterioramento sia dell'indicatore di sostenibilità della finanza pubblica di medio periodo sia dell'indicatore di lungo periodo, con riferimento al quale si verificherebbe il passaggio del nostro Paese dalla categoria a basso rischio a quella a medio rischio». Insomma, se non ci decidiamo a tirare prima le cuoia, non solo crollerà il sistema pensionistico, ma andrà a gambe all'aria l'intero quadro della finanza pubblica.
di Sandro Iacometti

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13265860/pensioni-pier-carlo-padoan-ci-vuole-morti-presto.html