domenica 17 dicembre 2017

BOOM! STRAORDINARIA VITTORIA DEL M5S MA NESSUN TG O GIORNALE NE PARLA. ECCO COSA E' SUCCESSO

di MoVimento 5 Stelle Campania
L'articolo che introduceva nuovi privilegi della casta è stato cancellato dalla legge di stabilità. Ci hanno provato a farsi il regalo di Natale, ma li abbiamo smascherati e oggi li abbiamo costretti a fare marcia indietro. Quando con un blitz in Commissione Bilancio, la maggioranza di De Luca ha inserito nella legge di stabilità un intero articolo per consentire a consiglieri regionali e assessori di godere dello stesso trattamento pensionistico dei parlamentari dopo una sola consiliatura, ci siamo battuti con ogni mezzo, provando a cancellare quella vergogna a suon di emendamenti e denunciandola.
Non erano preparati a una forza politica che si opponesse con forza a un privilegio di cui avrebbe lei stessa beneficiato. Di solito, quando si tratta di difendere i propri privilegi la casta si compatta, e lo abbiamo visto dal silenzio-assenso del centrodestra in Commissione Bilancio. Se non ci fosse stato il M5S tutto sarebbe passato sotto silenzio e quell'articolo sarebbe stato approvato. E così, oltre alla pensione maturata dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di consiliatura per consiglieri e assessori, chi dei consiglieri regionali già godeva del vitalizio o magari pure del doppio vitalizio, avrebbe aggiunto a quell'assurdo privilegio pure la "pensione". Se oggi quell'articolo è stato cancellato non è certo perchè De Luca, come annuncia senza nessuna credibilità, vuole essere un esempio di rigore spartano nè perchè il Pd ha capito che la Campania non ne può più di una politica che si occupi più dei propri privilegi che dei tanti problemi che vivono i cittadini, ma è solo perchè grazie al M5S i cittadini hanno potuto sapere quello che stava accadendo e la casta, avendo perso la faccia, ha provato a mettere una pezza a colori.
Siamo fieri di aver difeso l'interesse dei cittadini, di aver portato nel Consiglio regionale della Campania la voce di chi deve sgobbare una vita intera per pensioni da fame o di chi la pensione non l'avrà mai. Finchè ci sarà il M5S nelle istituzioni sarà così, la casta si rassegni

BLITZ IMPROVVISO DI VIRGINIA RAGGI. SI E' PRESENTATA DI PERSONA PRESSO LA PER...

"Lotta al degrado, avviata la bonifica del complesso ex Bastogi". La sindaca di Roma Virginia Raggi annuncia così gli interventi avviati nella struttura alla periferia nord di Roma pensata per le persone in difficoltà abitativa. 

La prima cittadina questa mattina è andata a fare una visita in quella che è considerata una tra le periferie più degradate, dove l'Ama ha iniziato la pulizia delle aree con grazie ad un finanziamento di 42 mila euro messo a disposizione dal Campidoglio. "Tra due tre mesi l'area dovrebbe essere integralmente bonificata e i lavori sulle tubature saranno portati a conclusione", ha detto Raggi che ha annunciato anche l'arrivo di telecamere nella zona. La giunta ha stanziato 100 mila euro che il dipartimento lavori pubblici sta utilizzando per interventi di riparazione sulle tubature. 

"Allo stato attuale - spiegano da Roma Capitale - la spesa annuale per i consumi idrici è 450 mila euro ma con le operazioni già pianificate scenderà a 200 mila garantendo un risparmio di 250 mila euro". Un secondo appalto in corso di affidamento riguarderà invece interventi all'interno delle unità abitative volti ad eliminare le infiltrazioni e le perdite degli impianti. Questo intervento sarà volto anche ad un miglioramento delle condizioni igienico sanitarie degli alloggi. "Il Campidoglio e il Municipio stanno lavorando da novembre a questa situazione. Abbiamo trovato i fondi e avviato due appalti per la sistemazione", ha detto Raggi che si è fermata a lungo a parlare con gli abitanti del complesso che si 
sono mostrati soddisfatti della sua visita e le hanno illustrato nel dettaglio i problemi del posto. (ANSA

Di Battista fa esplodere il pubblico e attacca i politici: "Ne ho le palle piene di loro'"






È nato a Roma da genitori di Civita Castellana, figlio di Vittorio, già consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano. Si è diplomato al liceo scientifico Farnesina della capitale con 46/60 e, dopo essersi laureato in discipline dell'arte, della musica e dello spettacolo (DAMS) presso la Università di Roma Tre ha conseguito un Master di secondo livello in tutela internazionale dei diritti umani all'Università degli Studi di Roma. Successivamente ha lavorato un anno come cooperante in Guatemala, occupandosi di educazione e progetti produttivi nelle comunità indigene.

Nel 2008 si è occupato di microcredito e istruzione in Congo-Kinshasa. Lo stesso anno si è occupato di diritto all'alimentazione per conto dell'UNESCO[5][6][7]. Ha inoltre collaborato col Consiglio italiano per i rifugiati, la Caritas e Amka onlus (organizzazione non governativa dedita alla realizzazione di progetti di sviluppo per i paesi australi).

Nel 2010 è stato in Argentina, Cile, Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Guatemala e Cuba per scrivere il libro Sulle nuove politiche continentali

A partire dal 2011 ha collaborato con il blog di Beppe Grillo pubblicando reportage sulle azioni di Enel in Guatemala.

Nel 2012 gli è stato commissionato un libro sui sicari sudamericani da parte della Casaleggio Associati. È quindi partito per Ecuador, Panama, Guatemala e Colombia e a fine anno ha pubblicato l'eBook Sicari a cinque euro, edito da Adagio (Casaleggio Associati), nel quale analizza l'origine del fenomeno del sicariato e propone alcune possibili soluzioni.




9203 EURO AL MESE DI INVALIDITA?! L’ULTIMA CLAMOROSA SCOPERTA DI MARIO GIORDANO: ECCO I PAPERONI DELLA “DISABILITA”, ALLA FACCIA DI CHI HA REALMENTE BISOGNO

Può esistere una pensione d’invalidità da 9mila euro al mese? Ebbene sì. Per l’esattezza 9.203 euro al mese. In un paesino del Nord dell’Italia c’è una signora che incassa ogni mese 9.203 euro al mese come pensione di invalidità. E non è l’unica. Anche se nessuno ne parla, sono oltre 600 in Italia i disabili che, nella sfortuna della loro disabilità, possono per lo meno contare su un’entrata mensile da super-Paperoni: dai 7.698 ai 13.980 euro al mese. Non poco, soprattutto se si considera che in Italia la pensione d’invalidità media non supera gli 825 euro al mese. Dieci volte di meno.

Sia chiaro: non possiamo parlare di fortunati né di privilegiati, dal momento che sempre di gravi disabili si tratta. Però qualche sospetto viene. E, mentre si discute tanto di pensioni e possibili riforme, forse conviene sollevarlo. I vitalizi d’oro dell’invalidità sono infatti una piccola e piuttosto sconosciuta oasi di ricchezza, in un mondo previdenziale che costringe i più a tirare la cinghia. Si tratta di assegni pagati non dall’Inps ma direttamente dal Tesoro. E i beneficiari sono le vittime di guerra(invalidi, perseguitati, ex deportati) o i loro congiunti e figli. Fra le vittime di guerra sono annoverati pure coloro che, in qualsiasi epoca, anche oggi, rimangono colpiti da un residuato bellico: la nostra signora da 9.203 euro al mese, per esempio, fu ferita da un ordigno dimenticato in un campo quando aveva 11 anni. Era il 1953. Da allora percepisce la pensione d’oro.
Tutto regolare? Ovviamente sì. Del resto tutte le cose più strane del nostro sistema previdenziale, comprese le pensioni da 90mila euro al mese, sono perfettamente regolari. Ma non per questo sono necessariamente giuste. Il primo dubbio, per esempio, è come mai nel nostro Paese possa esistere questa differenza: perché, cioè, ci sono alcuni invalidi che non riescono ad arrivare a fine mese e altri invalidi che invece possono contare su assegni da Paperone. Questi ultimi, fra l’altro, godono di uno status speciale, perché, ai fini fiscali, le loro pensioni è come se non esistessero. Non determinano il reddito, non fanno cumulo, non entrano nel modulo Isee per la gratuità delle prestazioni sociali. Come mai? Cioè: come mai esiste una “lista magica” di pensioni d’invalidità gestita direttamente dal Tesoro? E come mai queste pensioni sono così elevate e invisibili al resto del mondo?
La spiegazione ufficiale è che le pensioni delle vittime di guerra (affini&congiunti compresi) hanno una «particolarissima natura» che «rende impossibile ogni paragone con trattamenti di diverso tipo». Dal punto di vista formale, infatti, esse non hanno natura assistenziale né previdenziale, ma risarcitoria: sono cioè una specie di rimborso che lo Stato concede per il danno causato. La nostra signora del Nord Italia, per dire, viene risarcita perché in quel lontano 1953 è incappata in un residuato bellico. Se fosse incappata in qualsiasi altro ordigno e/o marchingegno non avrebbe avuto diritto allo stesso trattamento. Legalmente ineccepibile, si capisce. Ma qualche dubbio resta.
Da qualche tempo, per dire, seguo la storia di Gianmichele Gangale, un giovane di Agliana (Pistoia) rimasto completamente paralizzato dopo un tentativo di rapina in casa da parte di una banda di albanesi. L’hanno massacrato a coltellate e lui ora è costretto su una sedia a rotelle, il corpo interamente bloccato, muove soltanto la testa e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, perché da solo non riesce nemmeno a bere un bicchiere d’acqua. Ebbene: Gianmichele prende 800 euro di pensione. E non sa come tirare avanti. Perché a chi rimane vittima di un reato come questo lo Stato non riconosce un risarcimento, e invece la signora del Nord Italia viene risarcita a suon di 9.203 euro al mese?
Il secondo dubbio è che, quando ci sono occasioni di questo tipo, si rischia sempre l’infiltrazione di furbi. Vale a dire: siamo sicuri che tutte le 600 pensioni d’oro siano pagate a chi ne ha davvero diritto? Come si fanno a escludere truffe? Con tutti quelli che fanno carte false per avere una pensione d’invalidità da poche centinaia di euro, un assegno così ghiotto non attirerà ancor più furbetti? «Ci sono controlli severissimi», garantisce Giuseppe Castronovo, presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, cieco dall’età di 9 anni e perciò percettore di una pensione da 8mila euro al mese. Ma poi aggiunge: «Però che cosa vuole: siamo in Italia…».
Già siamo in Italia. Stando alle carte e a quel che dice l’Associazione Vittime Civili di Guerra (che per altro, come associazione, prende anche una mancetta di 33mila euro dallo Stato), i 600 che incassano pensioni d’oro hanno tutti disabilità gravissime, che li rendono inadeguati a qualsiasi attività. Ci crediamo. Ma la nostra signora da 9.203 euro al mese, nonostante la disabilità gravissima è riuscita a lavorare regolarmente in un’azienda agricola, tanto da maturare con i suoi contributi una mini-pensione che va ad aggiungersi al maxi-vitalizio. Somma algebrica, ovviamente: non scatta nessuna decurtazione perché, come detto, gli invalidi nella gold list pensionistica del Tesoro godono di uno status particolare, e i loro assegni è come se non esistessero. Però, in questo caso, si sfiora la beffa. Siccome la signora, infatti, pur lavorando per anni, non ha versato contributi sufficienti per raggiungere la minima, l’Inps la omaggia di un’integrazione mensile, ovviamente con i quattrini degli italiani, pari a 189 euro al mese. E qui la domanda è inevitabile: con tutti gli invalidi che non sanno come arrivare a fine mese, è proprio necessario regalare altri soldi a chi dal 1953 prende una pensione da 9.203 euro al mese?

SCANDALO ETRURIA, 10 MILIONI DI EURO ANCHE ALLO ZIO DELLA BOSCHI! ECCO CHI SI E’ PAPPATO I SOLDI CHE RENZI HA “RUBATO” AI CORRENTISTI PER DECRETO

Pure lo zio della Boschi tra i grandi debitori del crac Banca Etruria
L’istituto ha finanziato con 10 milioni la “Saico”, l’azienda rossa di cui è stato per anni amministratore Stefano Agresti, fratello della mamma
Una famiglia, quella dei Boschi, che non finisce mai di stupire. Dall’albero genealogico più chiacchierato d’Italia ora spunta anche un oscuro zio.
Stefano Agresti, ragioniere, 57 anni, nato a Spoleto oggi vive ad Arezzo, fratello di Stefania, professoressa ed ex vicesindaco di Laterina, e soprattutto madre del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. L’azienda dove lo zio Stefano ha ricoperto per anni incarichi dirigenziali all’interno del cda è tra quelle che hanno accumulato enormi debiti con Banca Etruria e che ha contribuito ad affossare l’istituto. La Saico, fondata nel 1973, era un’azienda leader a livello internazionale nel mercato degli impianti di verniciatura, forni, sistemi di ventilazione e barriere fonoassorbenti, con sede ad Arezzo e una succursale a Laterina, la Saico Refinish, dove è nata, a un centinaio di metri dalla grande casa rosa della famiglia Boschi. L’azienda fallisce nel 2013, dopo una crisi che determina un fabbisogno di più di 70 milioni di euro, mettendo in mezzo ad una strada 200 dipendenti. Il 21 marzo 2013 il tribunale di Bologna dichiara il fallimento di Energia & Ambiente, la società che aveva «assunto» il concordato delle imprese rimaste formalmente attive dopo la fine di Saico Refinish. I debiti riguardano le diverse articolazioni dell’azienda: quella relativa ai forni (Refinish) e quella dei pannelli frangirumore per le autostrade (Energia & Ambiente). Quasi 25 milioni, per la precisione 24,5, spariscono nel crac legato al fallimento della Saico e poi di Energia & Ambiente. Circa 10 milioni di questi vengono finanziati da Banca Etruria e non sono mai rientrati. La Saico Refinish di Laterina è la prima a fallire, nel 2011.
Le altre aziende del gruppo (Energia & Ambiente, Boss, Air, Saico Co e Saico Spa) vivono prima la fase del concordato e poi muoiono anche loro. Gli aretini più anziani conoscono la Saico come «l’azienda dei Ds, del tutto politicizzata, che usava come mano d’opera cooperative sociali, l’avamposto del settore industriale del partito e che vinceva commesse pubbliche milionarie come quelle i pannelli fonoassorbenti per le autostrade». Tutti sanno che negli anni Novanta funge da poltronificio per i compagnucci. Il fallimento del gruppo Saico, che ha contribuito a trascinare nella fossa Banca Etruria, è legato a personaggi del Pci, Ds e Pd. Dirigenti famosi in città come Paolo Nicchi (socio di minoranza), esponente politico di primo piano dal Pci fino al Pd, ex vicesindaco e al momento del fallimento, nel 2013, alla presidenza della Fiera Antiquaria . Luciano Baielli (che ha lasciato ad altri il «cerino» delle responsabilità), eminenza grigia e uomo forte dei Ds aretini, alla guida dell’ex azienda dei trasporti Atam ai tempi di Nicchi vicesindaco. Gianni Arno, ex dirigente della San Giovanni Valdarno Calcio (serie D). E, infine, appunto zio Stefano Agresti. Nel suo profilo Linkedin lo zio Stefano si definisce «Libero professionista Macchinari industriali» (con un diploma di ragioneria) e su Facebook rimanda il suo nome alla Saicozero Sa di Stabio, nel canton Ticino, in Svizzera. Il centralino della Saicozero, però, è allacciato ad una segreteria telefonica.Ieri Matteo Renzi al Senato ha parlato di Banca Etruria come «discussione allucinante», «di non aver riguardo per nomi e cognomi», «per noi non ci sono amici o amici degli amici», «non si può parlare di conflitto di interessi».Va riconosciuto: questo ragazzo ha un coraggio da leoni.
Fonte: ILGIORNALE.IT

Panico a La7! La Gruber mente sul M5S ma Travaglio non ci sta e guardate cosa fa in diretta..




Penserete che il video è ormai datato, è vero ma pensate che ancora nelle trasmissioni, fino alla scorsa settimana, parlavano di questa presunta alleanza di Bersani proposta al M5S. Nulla di tutto ciò è vero. Ascoltate la spiegazione di Marco Travaglio, come sempre impeccabile.



Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)


GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che - secondo l’organizzazione con base in Francia - pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

L'ULTIMA PORCATA DEL PD? UNA TASSA NASCOSTA E CENSURATA DAI MEDIA DI REGIME. DIFFONDETELO TUTTI.

I sindacati sono sul piede di guerra. Non sono affatto contenti delle misure contenute nella manovra. A preoccuparli è soprattutto il capitolo sulla scuola. Non da ultimo la tassa per la partecipazione ai concorsi per docente. Si tratta di un versamento di 10 euro di diritti di segreteria. 

La misura, contenuta nella bozza della legge di bilancio, è ancora in attesa di verifica da parte della Ragioneria dello Stato. "Le somme riscosse - si legge - sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ai pertinenti capitoli di spesa della missione Istruzione scolastica dello stato di previsione del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per lo svolgimento della procedura concorsuale". 

"La manovra economica approvata ieri dal Consiglio dei ministri non risponde ai reali bisogni dell'istruzione pubblica del nostro paese". I sindacati rivendicano "investimenti aggiuntivi per garantire l'offerta formativa e per valorizzare la professionalità di tutti gli operatori" e ritengono necessarie "ulteriori risorse specifiche per il settore da finalizzare al rilancio dell'intero sistema scolastico, che deve essere in grado di utilizzare, riconoscere e valorizzare tutte le energie presenti al proprio interno". A supporto di tali rivendicazioni, affermano i sindacati, saranno attivate tutte le iniziative di mobilitazione necessarie. E le parole "sciopero generale" sono già state pronunciate sia dalla Cgil sia dalla Fiom. Lo riporta "ilgiornale.it

"La Boschi ha SOLO un conflitto d'interesse". Di Maio asfalta l'Annunziata dopo questa vergognosa affermazione




sabato 16 dicembre 2017

"Renzi e l'attacco alle fake news? Vi racconto ciò che vi sta nascondendo". Renzi sputtanato.

di Marco Travaglio, dal Fatto Quotidiano di oggi 26 novembre

Una terribile minaccia incombe sulle elezioni: le “fake news”. Noi attendevamo serenamente la data delle urne. Poi, ieri, abbiamo scoperto dai giornaloni che noi elettori rischiamo di farci influenzare per la prima volta nella storia da notizie false.

La scoperta si deve a un analista fiorentino di 42 anni, che ha subito lanciato l’allarme in tutto l’orbe terracqueo tramite il New York Times, poi ha tenuto un’applaudita lectio magistralis alla Leopolda: Matteo Renzi, il cui attaccamento alla verità è ormai proverbiale. E lo sapete chi mette in giro le fake news più perniciose? Non i giornaloni che ha avuto ai suoi piedi per quattro anni e ora appoggiano persino B. pur di tenere in piedi la baracca. Non la Rai che lui controlla al 100%. Non Mediaset che lo sostiene amorevolmente in vista del Renzusconi prossimo venturo. Non Renzi, che un anno fa assicurò con l’allegata Boschi, le tv al seguito e i maghi otelma di Confindustria come la vittoria del Sì al referendum ci avrebbe consentito di curare molto meglio i tumori, combattere molto meglio il terrorismo e risparmiare 10 miliardi all’anno (che poi erano 50 milioni), mentre il No avrebbe trasformato l’Italia in un lazzaretto di affamati macilenti e depressi, per un improvviso crollo del Pil, dell’occupazione, degli investimenti, e per un boom del debito (tutti obiettivi già centrati dal governo del Sì, mentre dopo la vittoria del No il Pil è cresciuto un po’, ma Renzi dice che è merito suo).

No, le fake news le diffondono i 5Stelle, notoriamente collegati alla Lega Nord sotto la regia di Putin (che, detto per inciso, è amicone di B., ha incontrato Renzi e Salvini, ma mai Grillo o Di Maio). Il Corriere, citando il New York Times senza riportarne una sola frase, annuncia che Facebook “starebbe creando una task force per arginare il dilagare di fake news che rischiano di condizionare le elezioni italiane”. Urca, e chi ha dato la notizia? “Una fonte anonima del governo italiano”: e il NYT se l’è bevuta, anche se Facebook “non conferma ufficialmente”, però “è verosimile”. Del resto “Renzi sospetta l’intervento di una ‘mano’ russa”. E chi gliel’ha detto? “Una società di sorveglianza informatica”. E di chi è? Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa, che da minorenne faceva l’hacker per Anonymous Italia durante gli attacchi ai siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale, Guardia costiera e – pensate un po’ – al blog di Grillo; perciò fu imputato e ottenne il perdono giudiziale dal Tribunale dei minori perché la sua pena era sotto i 2 anni di reclusione.

Quindi siamo in buone mani.

E poi c’è “uno studio dell’Atlantic Council di Washington”, un allegro simposio di esaltati dell’ultradestra Usa: questo “sottolinea che, pur nella loro diversità, Lega e M5S condividono una linea anti establishment e anti immigrati”. Perbacco: due partiti di opposizione sono “anti establishment”, chi l’avrebbe mai detto. Quanto ai migranti, la Lega inventò il reato di clandestinità e il M5S chiede da 5 anni di abolirlo, quindi “condividono” la stessa “linea”.

Ma chi ha scoperto la Spektre grillo-putiniana? La Stampa: “Renzi ha tra le mani un report preparato da un giovane ricercatore di sicurezza informatica”: cioè Stroppa, di cui ovviamente si tacciono i guai giudiziari e gli affari con Carrai. Ed eccole, finalmente, le fake news che minacciano la regolarità del voto: La Stampa cita un fotomontaggio in rete con “Boschi e Boldrini al funerale di Riina”, notoriamente mai avvenuto.

Repubblica ne scova un’altra: “Incredibile, 10 minuti e il tumore sparisce”. Parrebbe tratta dalla campagna del Sì, invece è roba grillo-russa, anche se tradotta dal cirillico. Il Ghotsbuster ufficiale de La Stampa, Jacopo Iacoboni, non ha dubbi: “Scoperto nuovo vasto network di disinformazione, di proprietà di un imprenditore romano con legami con un’associazione cattolica assai riservata, La Luce di Maria”. Il link fra La Luce di Maria e Di Maio (che, per depistare, baciò il sangue di San Gennaro), non vi sfuggirà: il nuovo “inquietante network” è “populista”, “diffonde timori di migrazioni” (notoriamente infondati) e lascia tracce nelle “pagine fan che usano i nomi dei big grillini” (non le pagine ufficiali: quelle aperte da chissà chi): c’è bisogno d’altro per lanciare l’emergenza democratica?

Noi non smettiamo più di tremare e di ringraziare i valorosi colleghi acchiappafantasmi. Solo non vorremmo che, a furia di scavare nei bassifondi del web, s’imbattessero in fake news ancor più orripilanti. Tipo la Raggi che patteggia per corruzione e compravendita di voti sulle polizze di Romeo; o l’sms di Di Maio tagliuzzato in modo da spacciarlo per fan di Marra, che invece voleva cacciare; o la Muraro coinvolta in Mafia Capitale. E poi scoprissero che queste fake news le han pubblicate i loro giornaloni. Né mai augureremmo al Jacopo Ghostbuster di incocciare nel celebre articolo de La Stampa “Ecco la cyber propaganda pro M5S. Algoritmi, false notizie, bufale… Beatrice Di Maio è una star del web pro M5S. Si muove nel territorio della propaganda pesante, che in tanti Paesi - per esempio la Russia di Putin, assai connessa al web italiano filo M5S – dilaga. È stata denunciata alla Procura di Firenze dal sottosegretario Lotti. Ma chi è esattamente Beatrice Di Maio, e ha qualcosa a che fare con la Casaleggio o la comunicazione ufficiale M5S?” (16.11.2016). E scoprire, nell’ordine, che: Beatrice Di Maio non era la sorella di Luigi né il suo pseudonimo quando la sera fa la drag queen, ma la moglie di Brunetta; l’autore dello scoop era Iacoboni; né La Stampa né Iacoboni si sono mai scusati per la fake news. Forse perché, essendo uscita su un giornale e non sul web, si chiama molto più banalmente “balla”.

AFFRETTATEVI A CONDIVIDERE: DI MAIO HA INCASTRATO LA BOSCHI E IL PD: ECCO COSA HA FATTO!

Non perde tempo il M5S.
Dopo la rivelazione di Ferruccio De Bortoli, il quale nel suo ultimo libro ha raccontato che Maria Elena Boschi chiese all’ad di Unicredit di comprare la banca del padre, il deputato 5 Stelle Luigi Di Maio ha chiesto le dimissioni dell’ex ministra.
“Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente.
Lo vedete adesso il conflitto di interessi? La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia.
Il M5S non molla”.

La rivelazione di De Bortoli su Boschi e Unicredit

Scrive Ferruccio De Bortoli nel suo ultimo libro “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, in uscita l’11 maggio:
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere.
L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto. Elio Faralli, che ne fu padre-padrone per circa 30 anni, fino al momento in cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente un massone. Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere Fornasari. Rigotti ebbe prestiti dalla banca, mai rientrati, e finì in bancarotta con il suo gruppo editoriale. I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni. Gli organi statutari erano del tutto ornamentali.

Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili e della distruzione di molti piccoli risparmi? A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati con i soldi dei contribuenti? Alessandro Profumo, ex presidente del Monte dei Paschi, il 15 giugno 2016, durante la presentazione del libro di Fabio Innocenzi Sabbie mobili. Esiste un banchiere per bene? (Codice, 2016) rispondendo a una domanda sul tracollo del Monte dei Paschi se ne uscì con questa frase: «La colpa è tutta della massoneria». Se ne parlò poco. Profumo mi spiegherà poi di avere avuto sempre la sensazione che ci fossero fili sotterranei, strane appartenenze. E che il sospetto dei legami massonici emergesse soprattutto quando si trattava di assumere qualcuno, constatando i diffusi malumori per un no inaspettato. E ha usato un esempio dalla Settimana Enigmistica. Unisci i puntini e scopri il disegno. Ma quanti sono i puntini? E qual è il disegno?”.

Fedeli, che figura di merda! Scrive al Corriere, ma l’errore di grammatica è da prima elementare, e loro (bravissimi) lo pubblicano integralmente!

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli farebbe meglio a tenersi alla larga dai banchi di scuola. Se all’ex sindacalista dovesse venire in mente di proseguire negli studi, in pochi scommetterebbero su un suo successo. La mitica ministra senza laurea a capo della scuola italiana è riuscita a incasellare una nuova figuraccia grazie a una lettera sul Corriere della sera. Nella missiva la ministra rispondeva a Gian Antonio Stella che lamentava quanto si studiasse sempre meno la storia nelle scuole italiane.
La ministra ovviamente si è detta d’accordo con un profluvio di retorica, finché nell’ultimo paragrafo della lettera ha puntualizzato facendosi scappare un errore da bocciatura secca: “A proposito di costante aggiornamento, sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse tra le pareti delle aule scolastica, ma prosegua anche lungo i percorsi professionali”.
L’emergenza in Italia secondo la ministra potrà anche essere il ritorno di nostalgici del fascismo “male informati”, di sicuro però l’emergenza nel suo ministero è ancora la conoscenza elementare della lingua che con gran fatica hanno provato a insegnare le maestre anche alla ministra, senza grande successo evidentemente.

GENTILONI E QUEI 21 MILIONI DI EURO: PRESO CON LE MANI NEL SACCO! COSI’ SE LA SCIALANO A PALAZZO CHIGI STI FETENTI

Paolo Gentiloni costa più di Matteo Renzi: le spese di Palazzo Chigi salite di 21,5 milioni di euro
E zitto zitto Paolo Gentiloni ha messo bei muscoloni da premier.

Quello che mai ti saresti atteso, è lì documentato dal bilancio di previsione 2017: il nuovo presidente del Consiglio costa più di Matteo Renzi. A Palazzo Chigi quest’ anno si spendono circa 21,5 milioni di euro in più del 2016, e la lievitazione inattesa è tutta nelle spese correnti, che tornano a superare il miliardo di euro con un incremento di 36,3 milioni.

Diminuisce invece il capitolo delle spese in conto capitale (ridotto di 14,7 milioni di euro), perché sono minori le necessità di manutenzione del palazzo.

Ma quel che più conta e fa comprendere la differenza fra i due governi è la notevole lievitazione delle spese del segretariato generale di palazzo Chigi, il cuore pulsante del potere del governo. Lo stanziamento in questo caso passa da 403,57 a 537,9 milioni di euro, con un incremento di 134 milioni. E il grosso dell’ aumento viene dalle spese correnti di funzionamento, che crescono di quasi 100 milioni di euro passando da 275,9 a 375,67 milioni di euro. Cresce il personale dipendente dopo molti anni, e ovviamente aumentano di conseguenza gli stipendi base e i benefit concessi, compresi i buoni pasto. Ma cresce anche il costo diretto e indiretto degli uffici di stretta collaborazione del premier, dei ministri senza portafoglio e dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio.

Un aumento che si spalma su tutte le voci di personale, sia quello a tempo indeterminato sia quello provvisorio degli staff. Cresce di 120 mila euro rispetto al 2016 il capitolo degli «stipendi del personale non proveniente da pubbliche amministrazioni, degli uffici di diretta collaborazione del presidente, degli eventuali vicepresidenti (che non ci sono, ndr) e del sottosegretario di Stato-segretario del consiglio dei ministri». Ma aumentano anche i costi indiretti per il personale di diretta collaborazione: 376 mila euro in più per i contributi previdenziali e 125.800 euro per gli oneri Irap.

Aumentano addirittura del 40 per cento i costi del trattamento economico accessorio degli staff di Gentiloni e del sottosegretario Maria Elena Boschi, che passano rispetto a Renzi e al suo sottosegretario Claudio De Vincenti da 2,7 milioni a 3,76 milioni di euro annui. Mentre per i ministri senza portafoglio la crescita è più limitata, passando da 4,5 a 4,8 milioni di euro. In compenso Gentiloni risparmia qualcosina nell’ organizzazione delle visite di Stato in Italia e all’ estero, tagliando 50.469 euro rispetto al budget superiore a 1 milione di euro che aveva Renzi.

Crescono anche i costi del personale fisso, che solo per le retribuzioni di ruolo aumentano di 1,513 milioni di euro (passando da 86 a 87,513 milioni di euro), e di pari passo aumentano i costi Irap e quelli previdenziali sugli stessi assunti. Nella nota integrativa al bilancio di previsione si spiega che complessivamente l’ aumento è di «euro 2.093.700, dovuta all’ assunzione di nuove unità di personale.

In particolare sono stati assunte 4 unità di personale provenienti dalle Province, 36 unità di personale provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, 16 unità di personale per l’ esercizio di compiti connessi all’ impiego dei Fondi strutturali europei e al monitoraggio degli interventi cofinanziati dai suddetti Fondi strutturali».

Non ci sono solo i costi del personale, e come già avveniva da anni crescono esponenzialmente le spese per le liti, i contenziosi e gli arbitraggi. In questo caso il premier Gentiloni si porta dietro i problemi causati da Renzi e dalle sue leggi. L’ aumento dei fondi stanziati però è da record: più 180 per cento, e salgono da 50 a 140 milioni di euro. Fra questi – spiega la nota integrativa al bilancio, ci sono anche i contenziosi «per le borse di studio dei medici specializzandi».

Di fronte a tanti aumenti, c’ è invece una riduzione di fondi che proprio nessuno avrebbe atteso: quelli del capitolo per la Protezione civile, che «passano da euro 447.748.405,00 ad euro 371.801.383,00 con una diminuzione complessiva di euro 75.947.022,00 (meno 16,96 per cento)». La nota spiega che «tale diminuzione deriva dalla riduzione che ha interessato gli stanziamenti destinati al Fondo per le emergenze nazionali (cap. 7441) che passano da euro 249.000.000,00 ad euro 240.000.000,00. Inoltre, sul Fondo per la prevenzione del rischio sismico (cap.

7459) non è stata stanziata alcuna risorsa finanziaria».

Fonte Libero

Luigi Di Maio e Marco Travaglio. Diffusa poco fa questa clamorosa notizia..





Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)


GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che - secondo l’organizzazione con base in Francia - pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.


Il prossimo premier Italiano? E' tutto già deciso. Il "golpettino" di Mattarella: chi ha scelto / Foto

Matteo Renzi avrebbe cambiato idea sulle elezioni anticipate. Aveva accantonato questa ipotesi dopo il fallimento dell'accordo sulla legge elettoralema ora il segretario del Pd sembra essere tornato sui suoi passi visto che ultimamente continua a prendere le distanze dal governo Gentiloni, come per esempio sulla legge di bilancio.

Se Renzi, come si mormora, è davvero intenzionato a minare la stabilità del governo, riporta il Tempo in un retroscena, deve però stare attento perché la mossa potrebbe rivelarsi un boomerang. Una crisi di governo non dovrebbe preludere a un rapido scioglimento delle Camere per votare a settembre-ottobre, ma a un governo del presidente incaricato di fare la legge di bilancio e portare ordinatamente il Paese alle urne in primavera.

Insomma, il presidente Sergio Mattarella agevolerebbe l'ipotesi di un Gentiloni-bis. Così non solo Renzi non otterrebbe le elezioni anticipate ma perderebbe di fatto il controllo del governo. Chi confermerebbe infatti la presenza dei suoi fedelissimi Luca Lotti e Maria Elena Boschi nell'esecutivo?

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12661935/il-piano-di-sergio-mattarella-per-un-gentiloni-bis--.html

"QUESTI POLITICI SI SONO ALLONTANATI DAL POPOLO, IO NON PERDONO I CORROTTI", Papa Francesco sfancula i politici italiani. DIFFONDETE






“No alla corruzione, agli interessi di partito e ai ‘dottori del dovere’ e ai ‘sepolcri imbiancati’”. È durissimo il monito che Papa Francesco ha rivolto ai 492 parlamentari italiani che hanno partecipato alla Messa mattutina celebrata eccezionalmente all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana. Ad ascoltare le parole di Bergoglio anche i presidenti del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, accompagnati dai rispettivi segretari generali, 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari. Molti dei quali arrivati in auto blu. Tra i ministri erano presenti Angelino AlfanoMaria Elena BoschiStefania GianniniMaurizio LupiAndrea OrlandoMarianna Madia, Beatrice Lorenzin, Roberta Pinotti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

venerdì 15 dicembre 2017

Se parlo crolla il governo. Ghizzoni, conferma bomba: ciao Boschi, la data dell'addio

"Se mi convocheranno parlerò alla commissione d'inchiesta. In Parlamento, non sui giornali. Risponderò ovviamente a tutte le domande che mi fanno". Così Federico Ghizzoni, l'ex ad Unicredit tirato in ballo da Ferruccio de Bortoli nel suo libro come l'uomo a cui Maria Elena Boschi chiese di valutare l'acquisto di Banca Etruria. L'uomo che con una sua parola può distruggere il futuro politico della sottosegretaria. L'uomo che - ora lo ha detto chiaramente - parlerà se convocato dalla commissione d'inchiesta.
E ancora, ha aggiunto: "Adesso non parlo, perché non si può mettere in mano a un privato cittadino la responsabilità della tenuta di un governo - si è sfogato con Repubblica -. È un caso della politica, sarebbe dovere e responsabilità della politica risolverlo", ha aggiunto. Parole che, proprio come quelle consegnate alla vigilia al Corriere della Sera, sembrano soltanto confermare quanto scritto da De Bortoli (e, a tal proposito, paiono decisive le parole sulla "tenuta del governo"). Ghizzoni, insomma, sembra confermarlo: se parlo crolla il governo.
Ma tant'è. L'ex ad Unicredit continua a volare basso. A tenersi lontano dalle polemiche: "Qualsiasi cosa dicessi ora, sarebbe strumentalizzata da una parte politica contro l'altra, e contro di me. Oltre poi al fatto che quando studiavo da banchiere mi hanno insegnato che la reservatezza è una virtù". Ma quella riservatezza potrebbe essere rotta in Parlamento, con conseguenze, ad oggi, imprevedibili.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12384831/etruria-unicredit-federico-ghizzoni-parlero-in-parlamento-maria-elena-boschi.html#.WRnvAmlfbWo.facebook

DI BATTISTA E ANGELA MERKEL. E' scoppiato il finimondo. Ecco che è successo..




I CRIMINALI IN GIACCA E CRAVATTA! Così, Di Battista su Facebook.
Una delle più grandi balle che si ascoltano oggi è quella secondo cui i cittadini greci stiano vivendo al di sopra delle loro possibilità. Con baby pensioni e con uno stato sociale che altri paesi non si possono permettere. Menzogne! Nessun paese (fuorché l'Italia renziana) ha portato avanti riforme folli e contro l'interesse generale come la Grecia. La Grecia è stata trasformata in un topo da laboratorio sul quale fare ogni tipo di esperimento. Macelleria sociale e il tutto non per riavviare l'economia (i tassi di disoccupazione attuali dimostrano il totale fallimento delle politiche di austerità) ma per salvare le banche private con i soldi nostri. Ed è avvenuto questo. Grecia in crisi, milioni di poveri. Richiesta di aiuto. Arrivano i soldi da parte dei paesi dell'UE (l'Italia ci ha messo 40 miliardi, il costo di quasi 3 redditi di cittadinanza del M5S). Ma questi soldi non vanno al popolo greco in difficoltà. Vanno alle banche private esposte con Atene. "Il popolo ha pagato il salvataggio delle banche" ha scritto pochi giorni fa Papa Francesco. Le stesse banche che si erano indebitate per via di operazioni speculative. Le stesse banche che finanziano le grandi guerre (e poi noi ci becchiamo i barconi), le stesse banche che sostengono economicamente i partiti politici. Criminali in giacca e cravatta che fanno sembrare i boss di mafia capitale come dei rubagalline di periferia!







DEPUTATO NON SA DI ESSERE RIPRESO E SVELA LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI ALLA CAMERA.





Razzi e la compravendita: “Per dieci giorni mi fottevano la pensione”



In Parlamento? “Siamo qui a fare i cazzi nostri”. Ecco il racconto di come si diventa “responsabili” in parlamento, da gli Intoccabili, in onda su La7. Dalla fiducia del 14 dicembre alla Svizzera, tutto finalizzato a prendere il vitalizio. Perché, come dice l’onorevole Razzi: “Qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro”.